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Gallerie

New York

L’Armory e il disarmo newyorkese

I galleristi locali la disertano, gli europei la adorano e Frieze la minaccia con uno sbarco a Manhattan

Gabriel Kuri, Untitled (Jamais), 2006. Gabriel Kuri è rappresentato da Franco Noero, Torino ed Esther Schipper, Berlino

New York. L’elenco dei partecipanti alla tredicesima edizione dell’Armory Show, la fiera d’arte contemporanea che si svolge dal 3 al 6 marzo, rivela una trasformazione radicale, con la defezione di 72 mercanti, anche se molti degli assenti sono di Manhattan, come, tra gli altri, David Zwirner, Pace e Tanya Bonakdar. Molte delle 53 new entry sono europee; tra queste le londinesi Timothy Taylor e Stuart Shave/Modern Art e la zurighese Bob van Orsouw. Questo cambiamento di rotta fa nascere un dubbio: i mercanti di Manhattan hanno davvero bisogno di una fiera a casa propria? Mentre altri appuntamenti, come Art Basel, si svolgono in città prive di una vivace scena artistica, l’Armory ha sede in uno dei maggiori poli culturali del mondo. Manhattan ospita alcune tra le principali gallerie internazionali di arte contemporanea che possono trarre beneficio dal crescente numero di visitatori dell’Armory senza dover spendere un centesimo, semplicemente allestendo mostre di richiamo nei loro spazi, molto più grandi degli stand in fiera. Thaddaeus Ropac di Parigi, che torna quest’anno, ammette che la fiera, gestita dalla Merchandise Mart, si trova ad affrontare diversi problemi, ma ritiene che questi abbiano a che fare non tanto con i mercanti di Manhattan quanto con l’organizzazione vera e propria: «Al momento le manca  una direzione solida, ma spero che possa ritrovarla». Altri rincarano la dose: «La gestione della Merchandise Mart di certo non aiuta, afferma un mercante di Manhattan. In realtà la fiera non ha più un’anima».
L’Armory tuttavia, con 274 partecipanti (le italiane sono Raffaella Cortese e Massimo De Carlo di Milano, Noero e Persano di Torino, La Città di Verona e Continua di San Gimignano), registra il numero di visitatori più elevato tra tutte le fiere internazionali, e continua ad attirare gallerie di spicco. Il direttore dell’Armory Show, Paul Morris, afferma che l’obiettivo è «portare a New York quello che qui ancora non esiste». Quest’anno la fiera, (Piers 92 e 94 , Twelfth Avenue at 55th Street) si propone di sondare il mercato dell’arte latinoamericana, con un focus particolare dedicato a 21 gallerie. Solo il tempo dirà quale sarà l’assetto futuro dell’Armory Show, tenuto conto delle voci secondo cui Frieze di Londra vorrebbe aprire anche a New York.
Satelliti e indotto
Intanto l’Adaa, la storica fiera organizzata dall’Art Dealers Association of America e diretta da Linda Blumberg, torna per la sua 23ma edizione dal 2 al 6 marzo con un nutrito numero di partecipanti, tra cui molti americani, nella Park Avenue Armory. Lo spazio non è molto, ma la fiera ha usato questo limite a proprio vantaggio: «Siamo un appuntamento di nicchia, intimo, cerchiamo di curare gli stand e di offrire presentazioni ad hoc», dichiara la Blumberg. Nel frattempo l’Independent torna per la sua seconda edizione nell’ex sede della Dia a Chelsea dal 3 al 6 marzo. La fiera presenta una variegata selezione di gallerie, dalla Gavin Brown Enterprise di New York alla Suzanna Zander di Colonia, che propongono arte outsider. Intorno, nella stessa settimana, una costellazione di una decina di fiere satelliti. Le più consolidate sono Pulse (Metropolitan Pavilion), Scope (320 West St), con 50 giovani gallerie, e Volta NY (7 West 34th Street), con 83 stand da 23 Paesi. Si spazia dalla videoart con Moving Images (Waterfront New York Tunnel) all’Estremo Oriente con il Korean Art Show (82 Mercer Street), da escursioni oltre Manhattan con Art Brooklyn proposta in più sedi, alla formula dell’allestimento nelle stanze di un hotel, il Gershwin, con Pool. Secondo il Dipartimento per la cultura di New York, i diversi appuntamenti della settimana fieristica dovrebbero fruttare 43,9 milioni di dollari cui si aggiungeranno 1,8 milioni provenienti da alberghi, ristoranti, paghe dei lavoratori, corse in taxi. 
© Riproduzione riservata
 
Per seguire l'Armory Show giorno per giorno consultare il quotidiano pubblicato online da «The Art Newspaper» (in lingua inglese)

Charlotte Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 307, marzo 2011


  • La sede dell’Armory Show a New York © The Armory Show / Foto Carrie Villines

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