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Madrid

La fiesta è finita, comincia la fiera

Ad Arco ha funzionato la cura dimagrante del nuovo direttore: meno «eventi» e opere invendibili, si è badato finalmente al sodo

La principessa delle Asturie Letizia Ortiz con il direttore Carlos Urroz all’inaugurazione di Arco. © VGarrido 2010 © IPTC: CESAR@CESARMERINO.COM

Madrid. L’avevano definita l’edizione dell’ultima spiaggia o quanto meno delle mille incognite. Invece la 30ma Arco, fiera d’arte contemporanea svoltasi dal 16 al 20 febbraio, è riuscita a rinascere dalle ceneri della scorsa edizione. L’era di Carlos Urroz, il primo uomo che dirige Arco nei suoi 30 anni di vita, è cominciata bene. Lo confermavano non solo i bollini rossi, ma soprattutto il sollievo quasi tangibile, l’ambiente disteso e l’euforia di molti galleristi (complice anche la sponsorizzazione di una marca di birra, assicurano alcuni). La formula di Urroz (197 gallerie partecipanti e 9mila mq in meno) è stata un successo. Grazie all’austerity si è potuto liberare della moquette e creare un ambiente più diafano e leggero. I galleristi erano entusiasti del programma di inviti ai collezionisti (più di 300), del nuovo servizio di consulenze ai compratori, della presenza di musei e istituzioni e del nuovo formato, molto ridotto, di eventi collaterali. Arco non vuole più essere disimpegnata e festaiola; ora vuole vendere e così tornano i linguaggi più classici, molta pittura e poco video.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 307, marzo 2011



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