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Prima e dopo l’apartheid

Parigi. David Goldblatt, sudafricano di origine lituana, dal 1948 a oggi ha fotografato Johannesburg, la città mineraria fondata nel 1886. La Fondation Henri Cartier-Bresson, che nel 2009 gli ha conferito un premio, presenta fino al 17 aprile, «TJ», cioè Transvaal, Johannesburg (le due lettere che designavano la città sulle targhe delle auto prima dell’era informatica), una mostra divisa in due parti: al primo piano, una sessantina di fotografie, in bianco e nero, raccontano gli anni dell’apartheid, la città divisa in due, con gli afrikaner in centro e i neri relegati nelle periferie. Al secondo piano sono presentati i lavori più recenti, la presidenza di Nelson Mandela e la fine dell’apartheid, che permette ai neri di vivere in centro mentre i bianchi si rifugiano in quartieri periferici protetti: Goldblatt presenta venti ritratti di uomini e donne che hanno commesso reati, che tornano sul luogo del delitto ed espongono le ragioni (contesto famigliare, povertà, droga) che li hanno spinti al crimine, un’esplorazione dei legami tra criminalità e urbanistica.

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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Anna Maria Merlo, da Il Giornale dell'Arte numero 306, febbraio 2011

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