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L'archivio di Pellegrin e i parchi di Cerio

Stefano Cerio, «Hydromania, Roma»

«Il mio ruolo, la mia responsabilità, dice Paolo Pellegrin, è di creare un archivio della nostra memoria collettiva»: una responsabilità di cui si è gravato e alla quale non si è mai sottratto, documentando guerre ed epidemie (il reportage del 1995 sull’Aids in Uganda gli meritò il primo premio al World Press Photo), disastri ambientali e dolori pubblici e privati. Calzante dunque il titolo «Dies Irae» della sua prima retrospettiva, visibile dal 18 febbraio al 15 maggio alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano. Vincitore di innumerevoli premi, Pellegrin, che è nato a Roma nel 1964 e dal 2005 è membro di Magnum Photos, sostiene tuttavia che la fotografia è per lui «una lingua sconosciuta, da imparare», che lentamente gli si rivela consentendogli di «raccontare storie». Il 18 febbraio si apre anche la personale di Stefano Cerio «Aquapark» (fino al 20 marzo, accompagnata da un volume Contrasto): immagini di grande formato in cui Cerio ha fotografato le architetture di quei luoghi di svago chiassosi e popolari, cheap e affollati, non sullo sfondo di cieli estivi ma nel silenzio e nel grigio dell’inverno: scheletri solitari resi perfino più desolati dai loro colori chiassosi.

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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 306, febbraio 2011

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Paolo Pellegrin, «La città di Bassora in fiamme durante l’invasione americana in Iraq», 2003. © Paolo Pellegrin / Magnum Photos
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