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Due «grandi» di Spagna: Murillo e Ribera

A coronamento di lunghi anni dedicati allo studio della produzione di Bartolomé Esteban Murillo (Siviglia, 1617-1682), Enrique Valdivieso ha portato a termine una catalogazione nella quale aggiorna e completa, opera per opera, i dati della monografia di Diego Angulo uscita nel 1981. A trent'anni di distanza da quel lavoro, il volume di Valdivieso elenca oggi 425 opere di Murillo, 40 delle quali riapparse dopo la pubblicazione di Angulo e in alcuni casi note solo attraverso fotografie in bianco e nero.
Probabilmente a causa del grande successo avuto in vita, protrattosi poi per due secoli dopo la sua scomparsa, il lascito artistico di Murillo è uno dei più frammentati, e ricomporlo è stato un compito decisamente arduo. È pertanto da sottolineare, in questa ricerca, l'aiuto di esperti, collezionisti e direttori di musei spagnoli, europei e americani, fondamentale per arrivare all'individuazione di alcuni dipinti spariti senza lasciare traccia o considerati distrutti.
Per la prima volta si è così riusciti a ricomporre il corpus delle opere dell'artista, qui accuratamente riprodotte dopo un confronto con gli originali.
Il contenuto spiega l'intensa attività produttiva di Murillo nell'ambiente del Seicento sivigliano, accettando e ribadendo le diverse interpretazioni sulla sua opera espresse nel tempo dalla critica, o rigettandole.  Tacciato di una dolcezza inespressiva negli ultimi secoli, coerente col sentimento religioso dell'epoca, riavrà la giusta riabilitazione dalla metà del Novecento quando si riappropria del merito nella composizione, nel disegno fermo e sicuro e nello straordinario cromatismo per evocare quelle riuscite atmosfere, oltre ai ritratti e alle celebri scene popolari, riflesso della letteratura del Secolo d'Oro spagnolo.
Quindi, si documenta tutta la produzione murillesca, accorpata in tre grandi gruppi: la pittura religiosa, la pittura di genere e i ritratti, secondo un ordine cronologico, elencata nei due indici (alfabetico e iconografico) che permette di trovare le schede di ogni opera, la relativa riproduzione, alcuni particolari a tutta pagina e le informazioni collegate. Inoltre, il volume fornisce una cronologia di mostre in cui Murillo è stato protagonista, dal 1802 al 2010, arricchita da un esauriente repertorio bibliografico sull'artista barocco con mille riferimenti, anch'esso aggiornato al 2010.
Il pittore sivigliano, le cui immagini sono fra le più riprodotte in Spagna, divenne celebre col cognome della madre, Murillo: una scelta ripresa da altri artisti, tra cui Picasso.
MURILLO. CATALOGO RAGIONATO DI DIPINTI
Enrique Valdivieso
Madrid, Ediciones El Viso, 2010

(624 pag 465 foto a colori e 40 in bianco e nero)


Spagnolo, anzi Spagnoletto: Ribera
José o Jusepe de Ribera, detto «lo Spagnoletto» è sulla cresta dell'onda in Spagna: il Prado gli ha dedicato una grande mostra curata da Javier Portús, conservatore capo di pittura spagnola (fino al Settecento) presso l'istituzione madrilena ed esperto nell'opera di Ribera, che ora sul pittore ha anche dato alle stampe una monografia, edita da Ediciones Polígrafa.  Il lavoro, arricchito da 105 illustrazioni, è incentrato sui primi anni di attività dell'artista, finora tra i meno indagati dagli storici dell'arte. Pittore della tradizione barocca spagnola, insieme a El Greco, Velázquez e Zurbarán, Ribera, il primo ad essere chiamato «artista e incisore» risultò essere il più tenebrista di tutti, rivelandosi uno dei principali caravaggeschi della sua epoca. Infatti, «lo stile di Caravaggio fu il punto di riferimento fondamentale nell'arte di Ribera [...]. Un influsso tradotto non solo nella sua scrittura pittorica, ma anche nel contenuto dei suoi quadri», afferma Portús.
Il suo primo stile, di volta in volta ispirato al Caravaggio o a Guido Reni, riflette le impronte dello studio dei maestri spagnoli e veneziani. Accanto a enormi e predominanti ombre, Ribera ha sempre conferito una grande forza al colorito locale. Agli inizi degli anni Trenta del Seicento, il suo stile si allontana dai forti contrasti di luce e ombra per adottare una luminosità più diffusa e dorata.
Spagnolo di nascita (Játiva) e italiano di adozione, «Il suo stile pittorico e tutta la sua carriera conosciuta ebbero come punto di riferimento l'Italia; tuttavia una parte rilevante della sua produzione si trasferì in Spagna, ed ebbe una forte influenza sugli artisti spagnoli del Seicento», spiega l'autore, che specifica: «nella produzione di Ribera possiamo distinguere tre tappe principali: il periodo romano (fino al 1616) quando coltiva uno stile vicino ai caravaggeschi attivi a Roma in quel momento, che adopera in rappresentazioni di figure isolate e in quadri di composizione, risolti nella tradizione caravaggesca; un secondo periodo, dal suo arrivo a Napoli nel 1616 fino alla metà degli anni trenta, quando rielabora il linguaggio caravaggesco verso una maggiore implicazione affettiva dello spettatore; e infine, un'ultima fase in cui molte delle sue scene sono ambientate all'aria aperta, la luce invade le composizioni e la gamma cromatica diventa molto più ricca e varia».
Secondo Portús, Ribera, che ebbe un grande influenza su Zurbarán o Murillo, seppe dar vita a tipi umani e a una tecnica descrittiva della pelle e dell'anatomia molto efficaci per trasformare la storia sacra in qualcosa di credibile, oltre a un senso molto potente della composizione. Si può dire che la sua opera «buca la tela»: «Durante i suoi anni napoletani Ribera si serve dei corpi martoriati di Cristo e dei santi per costruire opere piene di emotività, già negli ultimi decenni utilizza con sempre maggior frequenza i valori espressivi e connotativi del colore e della propria materia pittorica per creare un'interazione emotiva fra l'opera e lo spettatore», aggiunge Portús.
Inoltre, Ribera dimostrò interesse per il disegno e l'incisione, cosa poco frequente fra i pittori spagnoli della sua epoca (fatta qualche eccezione per il disegno) e fra i pittori caravaggeschi, ma abituale fra altri artisti (italiani e stranieri) attivi in Italia.

Carmen del Vando Blanco, edizione online, 20 dicembre 2011



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