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Gli anni luce del concettuale

Il ruolo della fotografia nell’arte degli anni Sessanta e Settanta e una significativa presenza dei nostri «Poveri»

Bruce Nauman, «Light Trap for Henry Moore No. 1», 1967. Stampa alla gelatina d'argento. 157,5 x 105,7 cm. Glenstone. © Artists Rights Society (ARS).

Chicago. Sol LeWitt scrisse nel 1967, «Nell’arte concettuale l’idea o il concetto è l’aspetto più importante dell’opera. Quando un artista usa una forma d’arte concettuale significa che ogni decisione e pianificazione è stata fatta in precedenza e l’esecuzione è una mera formalità. L’idea diventa l’origine del meccanismo che produce l’opera». In questi anni gli artisti del Movimento Concettuale iniziarono a utilizzare la fotografia come importante strumento espressivo; contribuirono notevolmente in realtà, attorno agli anni ’70, a consacrarne l’inserimento all’interno dell’arte contemporanea mainstream.  L’Art Institute di Chicago, dal 13 dicembre all’11 marzo, presenta ora «Light Years: Conceptual Art and Photography, 1964-1977», la prima mostra che esamina l’importante ruolo della fotografia in questo contesto. Il curatore Matt Witkovsky mette in luce il rapporto tra gli artisti nordamericani ed europei; particolare attenzione è data all’Arte povera e a Paolini, Penone, Anselmo, Zorio, Boetti e Prini.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 315, dicembre 2011

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Alighiero Boetti, «AW:AB =L:MD (Andy Warhol: Alighiero Boetti = Leonardo: Marcel Duchamp), 1967, 58,8 x 58,8 cm. Collezione privata © Artists Rights Society (ARS).
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