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Restauro

Parigi

Leonardo rischia

L’operazione del Louvre sulla «Sant’Anna» si sta rivelando più interventista di quanto previsto

Parigi. Ferma dal 1994 per volere del Ministero della Cultura, la pratica per il restauro della «Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino» è tornata d’attualità al Louvre. Durante una giornata di studi sul dipinto, organizzata a giugno 2009, alla presenza di specialisti di Leonardo, come lo storico e paleografo Carlo Pedretti o il pittore, ricercatore e storico dell’arte Jacques Franck, che ha decodificato e ricostituito la misteriosa tecnica dello sfumato, il direttore del dipartimento di Pittura del museo Vincent Pomarède ha scoperchiato il vaso di Pandora.
Diciassette anni prima, il Louvre era stato obbligato a interrompere improvvisamente l’intrapresa pulitura della «Sant’Anna» a seguito della levate di scudi per i rischi provocati dai solventi sul delicatissimo sfumato di Leonardo. Il dipinto è problematico. Nel 1817, Charles Landon, conservatore del Louvre, lo aveva dichiarato in cattivo stato a causa di un precedente restauro aggressivo. Il ritocco a tempera Muzii effettuato nel corso del restauro del 1953, è invecchiato male e ha lasciato delle evidenti macchie brune, in particolare sul manto della Vergine, macchie che sono alla base della decisione del Louvre di sottoporre la tavola a un nuovo restauro.
Una volta presa la decisione, è stato riunito un comitato scientifico composto da una ventina di specialisti, tra i quali Michel Laclotte, già presidente e direttore del Louvre, Jean-Pierre Cuzin, ex direttore del Dipartimento di pittura dello stesso museo, Larry Keith, direttore del laboratorio di restauro della National Gallery di Londra (ha diretto tra il resto l’intervento sulla seconda versione della «Vergine delle Rocce» di Leonardo), Luke Syson, conservatore dei dipinti del Rinascimento italiano dello stesso museo londinese, lo specialista di Leonardo Pietro C. Marani, il già citato Jacques Franck, i conservatori del Dipartimento di pittura del Louvre Vincent Delieuvin e Jean Habert, Ségolène Bergeon Langle, personalità di riferimento nel campo del restauro, Marie Lavandier e Pierre Curie, l’una direttrice del Centre de recherche et de restauration des musées de France (C2RMF), l’altro, responsabile per quanto riguarda la pittura presso lo stesso ente. I loro compiti sono di consulenza, mentre la decisione finale spetterà a Vincent Pomarède.

Il problema dei solventi
Nel giugno 2010 il comitato raggiunse un accordo su un intervento estetico che eliminasse le macchie del mantello e uniformasse la vernice del cielo, intervento che ha preso avvio nell’autunno dello stesso anno. Ora è il momento di rimuovere parte della  vernice. Vincent Pomarède ha spiegato che l’intervento è volto a «regolare il problema dello spessore della vernice che crea trazioni sullo strato pittorico, causando dei sollevamenti». Questi nuovi sviluppi preoccupano alcuni specialisti di Leonardo secondo i quali i primi interventi hanno alterato l’equilibrio del quadro; costoro temono che la vernice che ricopre il viso di sant’Anna, sul quale è sconsigliato mettere mano, possa essersi assottigliata. Ora, è impossibile sapere in quale misura i solventi impiegati rischieranno di superare il sottile strato di vernice per poi infiltrarsi nel sottostante strato pittorico originale, né come reagiranno i materiali infinitamente fragili dello sfumato al loro contatto.
Con la «Gioconda», la «Sant’Anna» rappresenta il risultato finale di tutte le sapienti ricerche condotte da Leonardo sull’arte della pittura. Negli anni Novanta, Jacques Franck provò scientificamente l’incredibile complessità della tecnica pittorica di Leonardo. Pubblicati dal centro di studi vinciani Armand Hammer dell’Università della California di Los Angeles (Ucla), i suoi lavori sono stati recentemente confermati da Philippe Walter, che ha diretto fino al 2010 l’unità di ricerca del Cnrs in seno al C2RMF. Lo sfumato si può così riassumere: «veli posati su altri veli». Nel 1993, Jacques Franck ha segnalato come, negli ultimi strati dello sfumato, la pittura sia estremamente diluita e quindi molto fragile.
Oggi, Vincent Pomarède rassicura: «Abbiamo ormai i mezzi per misurare lo spessore delle vernici e per procedere ad alleggerimenti successivi. Qui è questione di lasciare tra gli 8 e i 12 micron di spessore. In nessun momento entreremo in contatto con gli strati di pittura». In verità nessun dato scientifico permette di essere così categorici con un’opera come la «Sant’Anna», e l’impiego attuale dei nuovi solventi non polari, ritenuti meno aggressivi, non garantisce nessuna certezza. Michel Favre-Félix, presidente dell’Associazione per il rispetto e l’integrità del patrimonio artistico (Aripa), spiega: «I solventi non polari sono parte di cocktail attivi che fanno gonfiare  una vernice fino a dissolverla. Anche quando si lascia uno spessore notevole di vernice, soluzione preferibile, il nodo del problema resta l’infiltrazione dei solventi in profondità. Nel caso in esame, c’è un legame così intimo tra la vernice e lo sfumato che bisognerebbe provare, prima di agire, che quest’ultimo non venga allo stesso tempo alterato o degradato dai solventi. Ora, non mi risulta che a oggi questo punto sia stato chiarito».

Nessuna sicurezza

Al contrario, come sottolinea ancora Michel Favre-Félix, studi recenti hanno mostrato come alcuni pigmenti amplifichino pericolosamente l’effetto del solvente, in particolare la terra di Siena naturale o bruciata e il nero d’avorio, pigmenti che compongono lo sfumato. Inoltre, i numerosi trattamenti subiti dall’opera in passato hanno creato delle fragilità e degli ulteriori amalgami tra questi differenti strati superficiali. L’operazione di restauro del tipo intrapreso a tutt’oggi rischia di provocare la lisciviazione delle zone più sensibili (fenomeno che interviene quando il solvente attraversa la vernice e attacca la pittura). Le prossime riunioni del comitato scientifico dovranno esprimersi su queste questioni essenziali perché la posta in gioco di questa operazione va oltre la «Sant’Anna», è la «Gioconda» stessa. Intanto nei programmi del Louvre è già prevista per l’inizio della primavera la presentazione al pubblico dello «spettacolare» restauro della «Sant’Anna» che sarà successivamente esposta nel futuro Louvre-Lens. 
© Riproduzione riservata

Daphné Bétard, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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