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Troppi processi, chiude il Warhol Autentication Board

La Andy Warhol Foundation spende un milione di dollari l’anno per il catalogo, ma non autenticherà più

New York. L’Andy Warhol Art Autentication Board sarà chiuso a inizio 2012. La decisione è stata annunciata dalla Andy Warhol Foundation dopo un riesame strategico dei suoi obiettivi, come ha dichiarato Joel Wachs, presidente della fondazione. Proseguirà invece la compilazione del catalogo ragionato completo dell’artista. La chiusura del comitato consentirà una maggior disponibilità di fondi per l’attività benefica della fondazione. «Si tratta di stabilire delle priorità, e la nostra responsabilità verso la mission individuata da Andy. I nostri soldi dovrebbero andare agli artisti, non agli avvocati», ha dichiarato Wachs a «The Art Newspaper», facendo riferimento alle cifre astronomiche spese per difendere in passato i membri del comitato da accuse per decisioni controverse. L’anno scorso il comitato è stato pesantemente criticato per aver speso quasi 7 milioni di dollari per un processo intentato dal collezionista Joe Simon-Whelan, che lo aveva accusato di «aver architettato una cospirazione per limitare e monopolizzare il mercato delle opere di Warhol». Simon-Whelan accusò inoltre il comitato di aver negato l’autenticità a un ritratto di Warhol del 1964 di sua proprietà, ampiamente accettato invece da altri esperti. Simon-Whelan ha rinunciato a questa accusa a ottobre, sostenendo di non potersi permettere altri processi. «Nessuno era più arrabbiato di noi per aver sprecato quel denaro. Mi ha mandato su tutte le furie doverlo fare», aggiunge Wachs, ribadendo che il comitato non profit istituito dalla Warhol Foundation nel 1995 costa ogni anno circa 500mila dollari di gestione.
Il caso di Simon-Whelan non è l’unico che ha visto protagonista una decisione contestata del comitato, che ha rifiutato un’opera firmata e datata della stessa serie appartenuta a Anthony d’Offay, ex gallerista di Warhol, nonostante il fatto che fosse stata inclusa, e l’artista ne era a conoscenza, nel catalogo ragionato di Rainer Crone del 1970. Il mercante-collezionista voleva inserire l’autoritratto del 1964 nella collezione Artist Rooms, ricca di più di 700 pezzi, da lui donata alle Tate National Galleries of Scotland sotto forma di donazione-cessione nel 2008. L’autoritratto, insieme alle altre opere, alla fine fu escluso dalla donazione dopo una concertazione con il museo. Molto criticata anche la decisione presa nell’autunno 2010 di «declassare» più di 100 scatole di detersivo Brillo (cfr. n. 302, ott. ’10, p. 1), che secondo Pontus Hultén (già alla guida del Moderna Museet di Stoccolma, del Centre Pompidou di Parigi e del Los Angeles Museum of Contemporary Art) erano state realizzate con l’espressa autorizzazione di Warhol. Il comitato ha etichettato le opere come «copie» nonostante in precedenza le avesse definite come autentiche scatole «Stockholm Type».
La fondazione, tuttavia, proseguirà la redazione del catalogo ragionato di Warhol, ma anche in questo caso Wachs tiene a sottolineare  la sua funzione: «Il catalogo serve un fine che non ha nulla a che fare con il mercato: l’eredità e gli studi su Warhol. Al mercato sembra interessare maggiormente che il comitato continui la propria attività, ma questa non può essere una nostra preoccupazione», spiega Wachs, aggiungendo che il «catalogo ragionato è uno sforzo per riunire tutta la produzione di Andy, non solo le opere sottoposte ad autenticazione. È di respiro molto più ampio ed è pubblico». I responsabili accetteranno di riconsiderare la possibile inclusione di opere nel catalogo, ma lo faranno secondo i loro tempi. «Affronteranno le opere cronologicamente e ci vorranno circa vent’anni per portare a termine il progetto», ha dichiarato Wachs. «Pur spendendo 1 milione di dollari all’anno siamo solo al quarto volume, è un’impresa titanica. Ci saranno almeno altri tre volumi per gli anni ’70, quattro per gli ’80, almeno uno per i disegni e non abbiamo ancora nemmeno pensato alle fotografie», conclude. Secondo Wachs esistono più di 100mila opere di Warhol e solo per 6mila è stata richiesta l’autenticazione. «La gente dà troppa importanza a questo aspetto; circa il 95% delle opere di Warhol  non sono state ancora autenticate».

© Riproduzione riservata

Charlotte Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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