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Verona

Quanto era nobile la pittura

Al Palazzo della Gran Guardia le peculiarità della pittura settecentesca veronese

Pietro Antonio Rotari, Testa di fanciulla, collezione privata

Verona. Inaugura il 26 novembre al Palazzo della Gran Guardia la mostra «Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La nobiltà della pittura», una rassegna che fino al 9 aprile approfondisce un momento della civiltà pittorica scaligera poco conosciuto (catalogo Silvana Editoriale).
Curata da Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli, la rassegna è incentrata sulle peculiarità della cultura e pittura nel Settecento a Verona, che riuscì sempre a essere originale rispetto alle vicine correnti veneziane.
Il percorso si snoda attraverso 150 opere tra dipinti, disegni, stampe e documenti, provenienti da musei stranieri come l’Ermitage di San Pietroburgo, il Prado di Madrid, il Victoria and Albert Museum di Londra, la Gemäldegalerie di Dresda e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, oltre che dai principali musei italiani (dalla Pinacoteca di Brera di Milano e Palazzo Barberini di Roma, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia e la Galleria Nazionale di Parma) e da collezioni private.
Dopo una prima sezione dedicata a «Gli antefatti», con opere di Louis Dorigny, Simone Brentana e Antonio Balestra, la mostra concede molto spazio ai veronesi Pietro Antonio Rotari e a Giambettino Cignaroli, fondatore dell’Accademia di Pittura a Verona. Peculiarità della pittura dei due artisti, patrocinati da Scipione Maffei, è un classicismo carico di modernità e innovazione. Le due sezioni intitolate «Ritratti» e «Teste di fantasia, ritratti dell’anima» testimoniano la ricchezza e la varietà della pittura scaligera nel Settecento, oltre alla fitta rete di committenti importanti, anche stranieri, che richiesero opere veronesi. «Veduta e paesaggio: Verona negli occhi e nella fantasia dei pittori» è la sezione dedicata ai vedutisti come Bernardo Bellotto, Giovan Battista Cimaroli, Tommaso Porta e Gaspar Van Wittel; «Verona e i Tiepolo» è il titolo del nucleo di opere realizzate da Giambattista e Giandomenico Tiepolo per la città. Grazie alle nuove tecnologie è documentato il lavoro di recupero che ha portato alla restituzione virtuale del soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo per Palazzo Canossa, distrutto parzialmente alla fine della seconda guerra mondiale.

© Riproduzione riservata

Daniela Vartolo, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


  • Giambettino Cignaroli, Autoritratto, Vienna, Kunsthistorisches Museum Wien, Gemäldegalerie
  • Giambattista Tiepolo, Eliodoro saccheggia il tempio, Verona, Museo di Castelvecchio

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