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Torino

Un americano tra cosmos e Patmos

James Brown si misura con Morandi, Melotti e Balla

«Firmament I», di James Brown

Torino. La Gam-Galleria Civica d’arte moderna e contemporanea dal 25 novembre al 12 febbraio allestisce una mostra monografica di James Brown, dal titolo «Firmament». La rassegna è inserita nel ciclo «Dialoghi» attraverso il quale il Museo torinese, con cadenza annuale, invita un affermato artista a relazionare le sue opere con quelle delle collezioni permanenti. Brown (Los Angeles, 1951), nella cui opera è ravvisabile l’influenza dei grandi maestri dell’astrazione, come Rothko, Tàpies e Twombly, presenta per la prima volta in Italia la serie che dà il titolo alla rassegna; realizzata tra il 2007 e il 2010, è costituita da nove dipinti di 3 metri per 5 e mezzo di formato, accompagnati dai numerosi studi preparatori. Le opere sono il risultato di una ricerca interdisciplinare che spazia nei variegati riferimenti culturali dell’artista, che cita le teorie enunciate da Vasilij Kandinskij nel testo Lo spirituale nell’arte, la suite orchestrale «The Planets» del compositore inglese Gustav Th. Holst (1874-1934) e il poema The Cosmos Trilogy dell’americano Frederick Seidel (1936). Come spiega lo stesso Brown, «i quadri sono stati concepiti come un unicum in 9 parti e si inseriscono in un gruppo di 81 opere elaborate dal 2004 che sono parallele e complementari a “Firmament”: queste ultime sono sculture in ceramica e studi di colore e compositivi, acquerelli su carta o collages realizzati in gran parte a Patmos nel mese di agosto con riferimento al cielo di quell’isola e sui quali ho sviluppato le grandi tele durante il resto dell’anno».
Quanto alle opere della Gam con le quali si è relazionato, l’artista ha scelto «alcuni paesaggi di Morandi degli anni Trenta che mi erano sostanzialmente sconosciuti, due opere di Melotti del 1953 e del 1968, “Scultura A” e “Doninia”, alcuni bronzi di Medardo Rosso, “Compenetrazione iridescente” di Balla del 1912-14 e l’autoritratto circolare di Felice Carena. Sono tutte opere che, in modo diverso, richiamano la mia ricerca e uso del colore alla base di “Firmament”». Affianca la mostra il catalogo-intervista curato da Alan Jones

© Riproduzione riservata

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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