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Fotografia

Lucca

L’Est da Est e da Ovest

Sguardi d’Oriente per la settima edizione del Lucca Photo Fest: da Felice Beato a Kenro Izu

Hsin Chien Huang, immagine dell’installazione interattiva «Gaze»

Lucca. Inaugura il 19 novembre il Lucca Photo Fest, manifestazione internazionale dedicata alla fotografia e alla videoarte. Con «Sguardi d’Oriente», titolo di questa settima edizione, il direttore artistico Enrico Stefanelli ha disegnato un programma «in base a un assunto, e lungo due direttrici. Non esiste l’Oriente, ma infinite declinazioni di esso. E le due direttrici sono, in realtà, due punti di vista: quello dei fotografi occidentali e quello dei fotografi nativi». A queste premesse si aggancia un progetto di oltre 20 mostre, alcune in anteprima, e un calendario che prevede una settantina tra proiezioni, incontri, lecture, workshop, presentazione di libri e premiazioni. Il percorso va dalla scuola di Yokoama, che Felice Beato fonda nel 1863 in Giappone, alle ultime avanguardie indiane, cinesi e coreane, passando attraverso giovani talenti e mostri sacri. Tra questi c’è senz’altro Kenro Izu: con la retrospettiva «Viaggio in Asia» ci accompagna nei luoghi sacri del continente che setaccia da più di trent’anni, fedele al suo credo secondo cui la fotografia è una forma di ricerca del senso dell’esistere. A lui è stato assegnato il Lucca Photo Award. Un altro riconoscimento, il Nikon Taf per la Fotografia, va a Francesco Jodice, anche lui presente con i grandi formati del suo «Tokyo Baburu», brulicante e immenso organismo socio-urbano. La collettiva «VII looks East» propone una selezione di scatti realizzati nei Paesi asiatici dai reporter dell’agenzia VII che festeggia i primi 10 anni di attività e vince il Premio per il fotogiornalismo 2011. L’artista cinese Li Wei, abile tessitore di metafore che raccontano la realtà tra performance e immagine, propone una selezione dei suoi lavori dal 2000 a ora, tra cui le serie «Falls» e «Mirror». Molto lontane, con il loro sapore surreale, sono le visioni di Lin Tian Miao e Wang Gongxin, che si aprono come finestre su una Pechino in bianco e nero e senza tempo, dove si aggirano presenze evanescenti e mute. Mentre miracoloso equilibrio tra cultura occidentale e orientale sono le stampe all’albumina uscite dal laboratorio della scuola giapponese di Felice Beato, colorate a mano dagli artisti locali. E ancora, tra gli altri, «Le ragazze del delta del Mekong» fotografate dalla coreana Oh Soon Hwa; i tableaux vivants di Wang Qinsong, parodia del miracolo cinese; e un immancabile Araki in polaroid. Completa il panorama la sezione dedicata alla videoarte, diretta da Luciano Bobba.
Il festival chiude l’11 dicembre, eccetto le mostre di Kenro Izu, Francesco Jodice, Li Wei e dell’agenzia VII aperte fino al 29 gennaio.
© Riproduzione riservata

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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