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Aperto per restauri

Aperto per restauri

A Sud del restauro

Il congresso dell’Igiic si è tenuto quest’anno a Cosenza

Nel settembre del 2003 (cfr. n. 224, set. ’03, p. 44) avevamo dato notizia della costituzione del Gruppo Italiano dell’International Institute of Conservation, una libera associazione di restauratori fondata in Inghilterra negli anni Cinquanta, ove per restauratori si intenda tutti coloro che in un modo o in un altro sono interessati o coinvolti nel restauro e lo frequentano professionalmente. Momento centrale fra le attività del Gruppo Italiano è il congresso che si tiene annualmente nell’autunno, al cui interno stanno l’assemblea dei soci e soprattutto una ricca serie di interventi e proposte, distribuiti fra presentazioni orali e poster che al momento previsto vengono vagliati dal comitato scientifico.
Le sedi variano di volta in volta, cercando di prescegliere quelle che possiedono un humus fertile tale da promettere una frequenza numerosa; possono coincidere con grandi città (Torino, Genova, Palermo, Venezia, Napoli), ma anche con altre più piccole (Cremona, Siena, Spoleto) nelle quali comunque esista una tradizione nel restauro o un ambiente attivo nel settore (Università, Accademie d’Arte). Avrete notato che la distribuzione geografica intende rivolgersi anche al Sud, e grazie all’iniziativa del restauratore cosentino Gianluca Nava e alla disponibilità degli organismi istituzionali (Soprintendenza, enti locali) quest’anno il congresso ha avuto luogo fra il 13 e il 15 ottobre a Cosenza; dove esiste del resto un centro di alto livello nella diagnostica della conservazione, all’interno della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali presieduta dal petrografo e petrologo Gino Mirocle Crisci.
Occasioni del genere (ricordo ad esempio il convegno di restauro con il laser tenuto a Bari nel 2010 dall’Associazione Aplar; cfr. n. 301, set. ’10, p. 59) sono preziose per portare all’attenzione nazionale e internazionale (i gruppi stranieri dell’Iic rimangono ammirati dalla qualità e quantità di attività dell’Igiic) competenze e conoscenze nate e cresciute nel Meridione; così come provenivano dal Sud molte delle tesi di laurea presentate al congresso per concorrere alla borsa di studio generosamente assegnata dalla Fondazione Paola Droghetti, istituita a Roma nel 1998 per onorare la memoria di una restauratrice scomparsa prematuramente. È importante questo riconoscimento, di quanto diramate siano le competenze nella conservazione su tutto il territorio nazionale; un fenomeno che corrisponde del resto alla distribuzione diffusa di beni culturali significativi che, questa sì, distingue davvero l’Italia fra le altre nazioni. Grazie all’efficienza della segreteria dell’Associazione si riesce a rendere disponibili gli Atti in contemporanea con il Congresso; anche se inevitabilmente il corredo iconografico presentato negli interventi orali non può trovar posto che in piccola parte nelle pagine stampate.
Fra i restauri presentati a Cosenza ricordo solo, per dare un’idea della loro multiformità, il cancello della Banca d’Italia di Milano, la tunica del profeta Maometto a Istanbul, l’elefante imbalsamato di Villa Savoia a Roma, una decorazione quattrocentesca a Saluzzo nascosta sotto trentadue scialbature. Concludo con la sollecitazione che già rivolgevo al momento della fondazione dell’Igiic ai restauratori, quella di iscriversi numerosi; perché a parte le associazioni più specificamente di categoria, non esiste in Italia un’altra sede nella quale possano riconoscersi e incontrarsi tutti coloro che vivono il restauro.       © Riproduzione riservata

Giorgio Bonsanti, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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