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Conegliano

Bernardo Bellotto ci vedeva lungo

A Palazzo Sarcinelli le vedute del nipote di Canaletto

Bernardo Bellotto, Veduta di via Krakowskie Przedmieoecie dalla colonna di Sigismondo III, 1767 olio su tela Varsavia, Castello reale foto Andrzej Ring & Bartosz Tropico

Conegliano (Tv). Bernardo Bellotto o della veduta nitida e algida, quella che fissa i paesaggi nordici di Dresda e Varsavia e, nello stesso tempo, fotografa la volontà di cambiamento, esemplificato nelle magnifiche residenze di due sovrani illuminati. Questo l’epilogo di un grande del Settecento, il «Canaletto del Nord» o «delle corti europee», come recita il sottotitolo della mostra, per distinguerlo o associarlo alla fama del celebre zio e maestro, il Canaletto. Epilogo illustrato dai tre prestiti eccezionali della pinacoteca di Dresda con le diverse vedute di Pirna, sulle sponde dell’Elba, ma la mostra dedicata a Bellotto, in programma a Palazzo Sarcinelli dall’11 novembre al 15 aprile e a cura di Dario Succi, ne ripercorre la carriera fin dagli esordi (catalogo Marsilio). A cominciare da Venezia e dal suo apprendistato nella bottega dello zio, in una posizione di assoluto privilegio, essendosi risparmiato un faticoso iter formativo per affrontare direttamente i problemi del vedutismo. Nel solco di Canaletto come nel «Rio dei Mendicanti e la Scuola di San Marco» (1741 ca) delle Gallerie dell’Accademia, unica veduta veneziana del Bellotto presente in un museo italiano. Con lo zio Bellotto condivise, nel 1742, anche un viaggio da Venezia a Padova lungo la riviera del Brenta. Entrambi tornarono con schizzi e disegni messi a confronto in mostra. Nello stesso anno il fondamentale viaggio a Roma, dove disegnò e dipinse i più celebri monumenti e dove trovò nuova linfa per rinnovare il genere del capriccio. Al 1744 data il viaggio in Lombardia, che segna, nell’emergere della luce fredda e nella comparsa delle macchiette, che anticipano lo stile di Francesco Guardi, la definitiva emancipazione dalla pittura dello zio. Nella rappresentazione dei palazzi milanesi, come il Castello Sforzesco e, ancor più, in quella della campagna di Vaprio e Canonica sull’Adda. Infine Verona, che conclude l’esperienza italiana, in un periodo immediatamente precedente al suo primo, lungo soggiorno a Dresda, in quegli anni epicentro della cultura illuministica, dal 1747 al 1758, alla corte prima di Augusto il Forte e poi di Augusto III. Monaco e soprattutto Vienna rappresentano intervalli significativi. Dalla capitale austriaca proviene uno dei suoi capolavori: il «palazzo in villa» di Liechtenstein (1759-60) con i committenti in primo piano e la fuga prospettica su un paesaggio quasi romantico. L’approdo definitivo, insieme a una ritrovata sicurezza economica, è nella Varsavia del re Stanislao Augusto, dove Bellotto è uno dei protagonisti della rinascita della città, assimilata a una novella Roma, secondo un programma iconografico di cui sono perno le sue sedici vedute romane (1768-69), ispirate alle incisioni di Giambattista Piranesi. Non manca il confronto con gli maestri del Vedutismo: da Canaletto, a Marieschi fino a Guardi. Di grande importanza, per qualità e valenza documentaria, il capitolo della grafica.

© Riproduzione riservata

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


  • Bernardo Bellotto, Il rio dei mendicanti e la scuola di San Marco olio su tela Venezia, Gallerie dell'Accademia. Su gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare
  • Bernardo Bellotto, La Chiesa di Santa Croce, olio su tela, Varsavia, Castello reale, foto Andrzej Ring & Bartosz Tropico
  • Bernardo Bellotto, Il "palazzo in villa" Liechtenstein a Vienna visto da est, 1759/60, olio su tela Vaduz-Vienna, Sammlungen des Fuersten von und zu Liechtenstein
  • Bernardo Bellotto, Veduta di Varsavia dal sobborgo di Praga Acquaforte, Dresda, Kupferstichkabinett - Staatliche Kunstsammlungen Dresden
  • Bernardo Bellotto, Campo San Giovanni e Paolo, olio su tela, Collezione privata

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