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Il successore del successore del successore di Zahi Hawass

Il Cairo. Le antichità egiziane sono ancora nel pieno del caos. A fine agosto, Mohammed Abd El-Maksoud, nominato di recente alla direzione del Consiglio Superiore per le Antichità (Sca), è stato rimosso per ragioni non chiare. Il suo posto è stato preso da Mohammed Abd El-Fattah, in precedenza alla direzione del Settore musei. Il crescere di manifestazioni organizzate da archeologi e curatori precari, l’impossibilità di gestire in modo autonomo lo Sca e le sue disastrose finanze hanno però condotto alle dimissioni di Mohammed Abd El-Fattah a neanche sei settimane dalla sua nomina. Le proteste avevano causato la chiusura di alcuni monumenti e siti tra i quali il Museo della Nubia ad Assuan e il Tempio di Ramesse II ad Abu Simbel. Secondo quando affermato dallo stesso Mohammed Abd El-Fattah, lo Sca avrebbe inoltre contratto debiti che si aggirano intorno al miliardo e duecento milioni di lire egiziane (pari a circa 145 milioni di euro). A nulla sono valse le pressioni esercitate dal primo ministro Essam Sharaf affinché Mohammed Abd El-Fattah restasse. All’inizio di ottobre Mustafa Amin (nella foto), direttore del Settore delle Antichità islamiche e copte, è stato nominato al suo posto. Una delle prime iniziative di Mustafa Amin è stata quella di incontrare i lavoratori precari che manifestavano davanti alla sede dello Sca, nel quartiere dell’Abbasseya al Cairo. Ha dato rassicurazioni sull’esistenza di un piano, fortemente voluto dal Governo, finalizzato all’assorbimento di tutti i lavoratori precari. In successive dichiarazioni Mustafa Amin ha ribadito che è sua ferma intenzione riprendere tutti i progetti che hanno ricevuto una battuta d’arresto a causa delle vicissitudini cui è andato incontro lo Sca. Tra questi vi sono la costruzione del Grand Egyptian Museum a Giza, quella del Museo Nazionale della Civiltà Egizia nella Vecchia Cairo e la costituzione del Fondo per l’Archeologia Nubiana. Lo stato caotico in cui si è trovato lo Sca negli ultimi mesi non ha consentito il regolare svolgimento delle attività amministrative. Come conseguenza molte pratiche relative alle missioni straniere sono rimaste inevase. Sulla Riva Ovest di Tebe, dove in questa stagione sono normalmente attive dalle venti alle trenta spedizioni archeologiche, soltanto cinque hanno potuto dare inizio alle attività di ricerca sul campo.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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