Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Gallerie

Massimo Minini: bruciamo i contratti con gli artisti

Il gallerista è intervenuto polemicamente nell'incontro tenutosi ieri all'Accademia di Brera nel corso del quale è stato presentato un «Manifesto dell'arte contemporanea»

Milano. Ieri, 10 novembre, si è svolto nell’Accademia di Belle Arti di Brera, un incontro fra giuristi e mondo dell’arte, occasione per la presentazione di un «Manifesto per i diritti dell'arte contemporanea», concepito da Gianmaria Ajani e Alessandra Donati, docenti di Giurisprudenza nelle Università di Torino e Milano, Anna Detheridge dell’associazione Connecting Cultures insieme al collezionista Gianni Bolongaro e poi redatto con gli artisti Luca Bertolo, Chiara Camoni, Ettore Favini. Maddalena Fragnito, Linda Fregni, Alessandro Nassiri e Antonio Rovaldi.
Il «Manifesto» afferma alcuni principi di fondo, con l’intento di ristabilire e rigenerare equilibro fra le parti protagoniste e favorire anche una migliore comprensione del ruolo dell’arte nella sfera pubblica. Fra i temi trattati dal convegno, quello dei contratti che regolano il rapporto tra artisti e galleristi e organizzatori di mostre. Su questo argomento è intervenuto Massimo Minini, gallerista di Brescia, che ha inviato un documento. Ne pubblichiamo una sintesi.

«Questo convegno gronda ragionevolezza. Ma io non voglio un’arte ragionevole, perché dopo un secolo e passa di avanguardie che ne hanno fatte di tutti i colori, non riusciremo a ricondurre l’arte in un alveo da ragionieri.
L’arte muta nei secoli. Nel nostro, trova se stessa, tautologicamente, attraverso effrazioni, sberleffi, calembours, calcoli matematici, paradossi scientifici, divagazioni poetiche, oggetti, corpi d’artista. Tentare di ricondurla all'ordine con la partita Iva, il contratto estimatorio, la bolla d'accompagnamento, il furto della Siae, non è  possibile.  Così si uccide l’arte.
In nome del fisco è stata costruita attorno all’arte una serie di trappole che la immiseriscono, in Italia più che altrove. In Francia l’Iva è al 5,5% (qui è il 20%);  in Svizzera non pago il diritto di seguito; in America non pago un bel niente. E noi qui come degli imbecilli a mettere su balzelli e a tentare di razionalizzarli.
Se volete rendere un servizio all’arte  con questo convegno puntate ad azzerare tutto, via il diritto di seguito, abbassate l’Iva, abolite il contratto estimatorio [contratto mediante il quale una parte consegna all’altra una o più cose mobili e questa si obbliga a pagarne il prezzo, salvo che restituisca le cose nel termine stabilito, Ndr], il deposito per un solo anno ecc... Le regole fanno male all’arte. Bruciamo i contratti, ma non per fottere gli artisti, anzi per il contrario. Ve lo immagiinate Mario Merz a firmare contratti? Magari potevano farlo Emilio Tadini (sorry, sempre con rispetto), Getulio Alviani o  Max Bill... Ve li immaginate Ai Weiwei che fa le bolle di deposito, Cattelan che firma documenti di trasporto per i suoi "impiccatini"? A Dan Graham chi gli spiega il contratto estimatorio?  E come spiegare una bolla d’accompagnamento per una conversazione con Ian Wilson? E come mettere sul registro dei cespiti un’opera di Tino Sehgal?
L'arte abita in Italia da sempre. Ci vive e prospera  proprio perché non ci sono regole. Le regole se le inventano gli artisti. Le altre regole, quelle fiscali, ci sono e sono tremende ma noi cerchiamo di aggirarle. Non sono di questa idea su tutto, ma a proposito dell'arte, sì. Perché l'arte è il mondo dell’unico, dell'irripetibile, del fulmine, dell'intuizione. E noi vogliamo  irregimentarlo?
Guardate l’Olanda, una nazione che ha regolato tutto, persino gli acquisti di opere direttamente dagli artisti, i quali, in tal modo, hanno avuto la certezza di vendere allo Stato i loro lavori. Così si sono tagliati le palle. In Olanda oggi non c'è un artista decente e lo Stato butta via lavori di cui non sa più che farsene. Quanto alla "centralità dell’artista", un altro dei temi di questo convegno,  se l’artista come noi lo pensiamo non è piu "centrale" è  perché ha perso importanza quel tipo di lavoro, e si è rifugiato nell’accogliente mercato. Oggi la maggior  parte degli artisti fanno oggetti x i salotti, per i «collezionisti» o per i "musei" (...)
E a forza di produrre oggetti per il mercato, per le gallerie, e per i  salotti,tanti artisti perdono peso e contenuto, facendo riferimento a un mondo separato da cui non escono. (...)
L'opera appare e scompare. Può essere fatta e rifatta altrove. Le sole opere che si salveranno dal disastro nucleare del dicembre 2012 saranno le opere concettuali, immateriali. Senza contratto estimatorio, senza clausole di restituzione, tutti quei lacci che avrebbero impedito a Piero Manzoni di fare la scatoletta di merda, a Cattelan il Papa col meteorite, a Tinguely di mettere un cazzo davanti al dom de milan e farlo esplodere (...) a Massimo Minini di proporvi di chiudere questo convegno immediatamente, con una bella bevuta a Mario Merz e Salvatore Scarpitta. Come avrebbero fatto Marinetti e soci gettando pomodori su tutti voi».
© Riproduzione riservata

Per informazioni sul «Manifesto per i diritti dell'arte contemporanea»
dirittiartecontemporanea@gmail.com

Massimo Minini, edizione online, 11 novembre 2011



GDA411 OTTOBRE 2020

GDA411 OTTOBRE 2020 VERNISSAGE

GDA411 OTTOBRE 2020 GDECONOMIA

GDA411 OTTOBRE 2020 GDMOSTRE

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012