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Archeologia

Alle origini dell’uomo

Da dove veniamo?

A Roma, al Palazzo delle Esposizioni, «Homo Sapiens», una grande mostra internazionale sull’evoluzione

LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA PRESENTA LA MOSTRA HOMO SAPIENS from Codice Idee per la Cultura on Vimeo.

TELMO PIEVANI INTRODUCE LA MOSTRA HOMO SAPIENS from Codice Idee per la Cultura on Vimeo.

Roma. All’inizio non eravamo soli. All’inizio il genere «Homo» contava molte specie: ancora qualche migliaio di anni fa ce n’erano almeno altre quattro a popolare il pianeta, oltre all’Homo sapiens, quello di Neanderthal diffuso in Europa e in Asia, il piccolo ma avanzato Homo floresiensis scoperto nel 2004 sull’isola di Flores in Indonesia, gli epigoni dell’Homo erectus sopravvissuti a Giava, forse una nuova specie individuata l’anno scorso in Siberia meridionale. Duecentomila anni fa in Etiopia comparve il Sapiens che, grazie alla sua capacità di adattamento culturale e tecnologico, si diffuse in tutto il mondo rimanendo l’unica specie, moltiplicandosi da 25mila a 7 miliardi.
Oggi un progetto italiano, ma con la collaborazione di oltre 50 istituzioni di 9 Paesi, tenta di ricostruirne la storia in una mostra,  «Homo Sapiens. La grande storia della diversità umana», che si estende su tutto il primo piano di Palazzo delle Esposizioni (dall'11 novembre al 12 febbraio), curata dal grande genetista e antropologo Luigi Luca Cavalli Sforza e dal filosofo della scienza ed esperto di evoluzione Telmo Pievani. La mostra, che raccoglie reperti originali tra cui pezzi preziosissimi, fossili, utensili, calchi, reperti preistorici e archeologici, documenti rari, 35 grandi mappe create dalla De Agostini per l’occasione, ricostruzioni in 3D, video e installazioni interattive, per la prima volta rende alla portata di tutti un progetto multidisciplinare e internazionale che ambisce a ricostruire i grandi flussi, la diversificazione e la proliferazione umana sulla Terra.
Cavalli Sforza, professore emerito alla Stanford University rientrato in Italia nel 2008, è uno dei fondatori di questo progetto, nonché uno dei primi genetisti a lavorare all’ipotesi che i nostri geni possano contenere tracce importanti della storia degli antichi movimenti migratori. Da decenni la sua ricerca verte sulla storia della diversità umana, unendo molecole, fossili, culture e lingue in una cornice globale coerente sostenuta da discipline diverse, dalla genetica alla linguistica, alla climatologia, antropologia e paleoantropologia, demografia, archeologia.
Tutto ciò è diventato una mostra con un’équipe scientifica di quasi una ventina di scienziati e studiosi italiani e di vari grandi nomi internazionali come Ian Tattersall, Niles Eldredge, Spencer Wells. Tra le vetrine ci saranno oggetti unici, il primo strumento musicale dell’umanità, un flauto che risale a 35mila anni fa e che si sposta con tanto di scorta armata, 11 pietre dipinte a figure rosse del Riparo Dalmeri, in Trentino, datate all’Epigravettiano recente (11mila anni a.C.), un papiro del III secolo a.C. con una poesia di Saffo rinvenuto nel 2004 in Egitto e conservato a Colonia, una delle sette tavole eugubine in bronzo di inizio II secolo a.C., rarissimi manoscritti e incunaboli tra cui l’editio princeps della Comedia di Dante impressa a Foligno nel 1472 e altro ancora.
La mostra è realizzata da Codice. Idee per la Cultura, che pubblica anche il catalogo.

© Riproduzione riservata

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


  • Un papiro originale del III secolo a.C. recante un poema di Saffo, Università di Colonia
  • Ruota lignea dell’Età del Bronzo rinvenuta nelle torbiere di Mercurago. Torino, Museo di Antichità
  • Lo Zemi (o semí) custodito presso il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino è l’unico esemplare esistente al mondo di “idolo” antillano, in cotone, di epoca precolombiana, testimone della grande cultura scomparsa dei Taínos, antica popolazione caraibica

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