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Restauro

Nichelino

Stupinigi riparte dalla volta dei ghiacci

Dopo anni di chiusura, la Palazzina di caccia progettata da Filippo Juvarra presenta l’Appartamento di Levante al termine di un restauro «integrato»

I parterres della Palazzina di Caccia di Stupinigi

Nichelino (To). «Stupinigi tempo primo. Tesori ritrovati» è il titolo della mostra (19 novembre-9 aprile 2012) che illustra lo stato del cantiere di restauro del complesso di Stupinigi, dal 1997 Patrimonio dell’Umanità Unesco insieme alle altre Residenze sabaude, ma ormai chiuso al pubblico dal 2006. Nell’occasione, sarà aperto alle visite l’Appartamento di Levante, dopo gli estensivi interventi condotti sugli esterni e sugli apparati decorativi interni dalle Soprintendenze per i Beni architettonici e per i Beni storico artistici, rette rispettivamente da Luisa Papotti ed Edith Gabrielli.
Il complesso (palazzina di caccia settecentesca, sistema delle scuderie e delle cascine, giardino e parco storici) è oggetto di restauri fin dagli anni Ottanta; alla successiva fase di incertezza e di lunga chiusura ha pesantemente concorso la crisi, manifestatasi nell’ultimo decennio, dell’Ordine Mauriziano, ente proprietario fin dal XVI secolo (la palazzina venne progettata da Filippo Juvarra sul vasto territorio assegnato nel 1573 dal duca Emanuele Filiberto all’Ordine ospedaliero per sostenerne l’attività con le rendite delle terre). Oggi la proprietà del bene è affidata alla Fondazione Ordine Mauriziano (di cui è commissario Giovanni Zanetti), subentrata all’Ordine con un gravoso compito liquidatorio per far fronte al pregresso debito ospedaliero, ma anche con la funzione prioritaria di assumere a pieno titolo l’identità di ente di valorizzazione e conservazione dello straordinario patrimonio culturale mauriziano, che comprende le due abbazie di Sant’Antonio di Ranverso e di Staffarda.
«Nell’ultimo trentennio, ricorda Cristiana Maccagno, vicecommissario della Fondazione, i grandi interventi di restauro a Stupinigi hanno riguardato strutture architettoniche e impianti, grazie a sovvenzioni di Fondazione Crt, Fiat, Regione Piemonte e Ministero per i Beni culturali. Oltre ai restauri più recenti, a cura del Mibac, degli apparati decorativi dell’Appartamento di Levante in fase di riapertura, si sono restaurati preziosi arredi grazie alla Compagnia di San Paolo. La Consulta per i beni artistici e architettonici ha finanziato la ripiantumazione delle alberate e il recupero di dodici medaglioni lignei, ora in mostra. Ancora grazie alla Fondazione Crt, i parterre di ingresso sono stati riportati all’originario progetto juvarriano. Alla Regione Piemonte, dopo l’acquisizione delle vaste terre di contorno grazie alla giunta Bresso, si deve ora il ripristino delle antiche “rotte di caccia”, nella direzione di un recupero del vasto parco in sinergia con l’Ente Parco di Stupinigi».
Il percorso di visita (circa un’ora e mezzo, guidata e su prenotazione) prende avvio dalla Corte d’onore e prosegue nell’atrio, in cui è illustrata la storia mauriziana del luogo, nelle Scuderie juvarriane (con l’originale del «Cervo» di Francesco Ladatte, simbolo della Palazzina che sovrasta, in copia, la cupola centrale, e 12 medaglioni lignei con la Genealogia Sabauda restaurati dalla Consulta), nella Biblioteca alfieriana, nella Galleria di Levante (con i Trofei degli scultori Ignazio e Filippo Collino), nella Sala degli Scudieri (con le «Cacce di Corte» di Vittorio Amedeo Cignaroli), per arrivare infine nel Salone centrale, affrescato dai fratelli Valeriani con le Storie di Diana, dea della caccia, inserite in finte architetture a trompe l’œil, e arricchito da applique, paracamini e un monumentale lampadario che costituisce il fulcro dell’intero edificio, straordinario luogo di osmosi tra interno ed esterno, tra architettura, decorazione e paesaggio circostante.
La visita si completa nell’Appartamento di Levante, detto del Duca di Chiablese, il principale degli ampliamenti settecenteschi (disegnato probabilmente da Benedetto Alfieri) rispetto all’originario progetto juvarriano. La campagna di restauro integrale (condotta dalla locale Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici con fondi ministeriali, sotto la responsabilità scientifica di Edith Gabrielli; direzione dei lavori e progetto museologico di Annamaria Bava e Franco Gualano), ha riguardato gli arredi fissi e mobili: stucchi, boiserie, carte cinesi e mobilio. Particolare attenzione, in primo luogo metodologica, è stata attribuita agli interventi sulle stoffe, perlopiù del XVIII secolo, e ai restauri delle pitture (quadri, affreschi delle volte, sovrapporte e paracamini dipinti da Giovanni Crivelli, i fratelli Vittorio Amedeo e Michele Antonio Rapous, Vittorio Amedeo Cignaroli e Paolo Maria Antoniani), delle tele preparatorie per gli arazzi della scuola di Beaumont, dei pastelli di Liotard. Un forte carattere sperimentale ha rivestito l’intervento, condotto dal Laboratorio di restauro della Soprintendenza, sulla Volta dei ghiacci, realizzata dai fratelli Pozzo con una rara tecnica pittorica a olio su stucchi e frammenti di specchi. Nell’andito verso le Guardarobe è stato infine riportato alla luce un ciclo pittorico di età napoleonica. Tutte le sale conservano opere dei grandi ebanisti piemontesi Pietro Piffetti, Luigi Prinotto e Giuseppe Maria Bonzanigo, e perlopiù appositamente restaurati grazie al contributo della Compagnia di San Paolo. L’intervento di restauro è stato l’esito di una campagna di ricerca d’archivio decennale, cui hanno partecipato l’ex soprintendente Carla Enrica Spantigati, Elisabetta Ballaira, Sonia Damiano, Stefania De Blasi, Maria Beatrice Failla e Michele Saccà.
«Ma questa, sottolinea Cristiana Maccagno, è solo la prima fase di un progetto più lungo, che dovrà nel tempo completare il recupero di Stupinigi, restituendolo interamente alla fruizione collettiva. Nel raggiungimento di questo obiettivo è fortemente impegnata la Fondazione Ordine Mauriziano».
Fondamentali sono i contributi degli enti locali, delle Fondazioni di origine bancaria, di soggetti privati. Fino a ora, gli interventi sono stati realizzati grazie al contributo di Fondazione Crt (principale, e storico, sostenitore privato con oltre 18 milioni di euro), Ministero per i Beni culturali (solo nel 2011 3,023 milioni di euro, di cui 1,9 per l’Appartamento di Levante), Regione Piemonte (5,5 milioni di euro), Fiat (7 milioni di euro in passato, poi uscita dal gruppo di sponsor), Consulta (210mila euro), Compagnia di San Paolo (300mila euro per il restauro dei mobili, condotto dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, e 150mila per la mostra), Ente Parco Stupinigi (per la sistemazione viaria e rotta reale).

© Riproduzione riservata

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


  • Particolare della Sala delle prospettive, dopo il restauro, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi
  • Palazzina di caccia di Stupinigi: la Sala a ghiacci dopo il restauro
  • Palazzina di caccia di Stupinigi: la Sala dei giochi
  • Una veduta aerea della Palazzina di Caccia di Stupinigi

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