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«La vera storia del progetto Terruzzi per Palazzo Grassi»

Con riferimento all’intervista rilasciata da Giandomenico Romanelli apparsa sul numero 312 del settembre 2011 dal titolo «Venezia. Per trent’anni è stato il boss (abilissimo) delle mostre in Laguna», avente ad oggetto, tra l’altro, le trattative intercorse tra il compianto Angelo Guido Terruzzi (grande ed appassionato collezionista di opere d’arte, spentosi ormai due anni or sono in quel di Bordighera) e il Comune di Venezia per la vendita di parte del noto edificio veneziano denominato «Palazzo Grassi», le signore Giovanna e Anna Fiamma Terruzzi, che con lui hanno condiviso la grande passione per l’arte, contestano la personale ed inveritiera ricostruzione dei fatti operata dal prof. Romanelli e riportata nel corso dell’intervista. Precisano che (contrariamente a quanto riferito dall’intervistato, ovvero che «la proposta di Terruzzi rasentava la truffa perché per portare una collezione dal valore discutibile, si riservava a uso abitativo un piano del Palazzo, concedendo l’organizzazione di mostre nell’altro») l’accordo preliminare sottoscritto in data 18.02.2005 tra i rappresentanti della famiglia Terruzzi e il Casinò Municipale di Venezia, titolare del contratto di acquisto da Fiat Partecipazioni Spa del capitale azionario di Palazzo Grassi Spa, disponeva che tutti i piani di Palazzo Grassi fossero adibiti alle attività museali o espositive, ovvero ad altri scopi ritenuti opportuni per l’attività della Fondazione, incompatibili con l’uso abitativo di un piano del Palazzo da parte di chiunque; in tale accordo era anche previsto il conferimento a una costituenda Fondazione (e quindi, in ultima istanza, a beneficio dell’intera collettività veneziana) sia della proprietà di Palazzo Grassi, sia di opere della Collezione Terruzzi che fossero «confacenti alla importanza artistica e culturale del palazzo medesimo». Evidenziano inoltre che la Collezione Terruzzi è sempre stata ritenuta di qualità e ricchezza eccezionali da storici di autorevolezza indiscutibile, quali Federico Zeri, Mina Gregori, Enrico Colle, Wolfram Koeppe, Alvar González-Palacios e Nicola Spinosa e che due recenti esposizioni di parte di questa collezione, a Roma e a Milano, hanno codificato ancor più il suo prestigio. Evidenziano anche che le opere facenti parte della collezione sono state oggetto di numerosi prestiti a esposizioni nazionali e internazionali di rilevante importanza (Museo Thyssen a Madrid, Palazzo Ducale a Venezia, Palazzo Pitti a Firenze, Museo di Capodimonte a Napoli, Scuderie del Quirinale a Roma, Palazzo Reale a Milano, Museo de Bellas Artes a  Siviglia e molte altre sedi di altrettanto prestigio), alle quali hanno partecipato numerosi visitatori e professori d’arte internazionali, nessuno dei quali ha mai messo in dubbio la qualità e l’autenticità di una sola opera esposta o pubblicata. Rilevano infine che con lettera inviata in data 10.10.2011 anche all’editore di questa prestigiosa testata, il prof. Giandomenico Romanelli ha precisato che «l’intervista rilasciata al Giornale dell’Arte non aveva alcun intento denigratorio nei confronti del signor Terruzzi» e che «il riferimento alla proposta Terruzzi (di acquisto di Palazzo Grassi, Ndr) non aveva alcun intento malevolo», dolendosi e chiedendo scusa «se, nell’esposizione giornalistica, l’esito delle (proprie, Ndr) considerazioni ha sortito un effetto denigratorio». Le signore Giovanna e Anna Fiamma Terruzzi esprimono il proprio rincrescimento per il comportamento del prof. Romanelli, augurandosi che egli tragga da questa vicenda ispirazione per futuri comportamenti più equilibrati e meno superficiali.

Avv. Alberto Roda, Milano, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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