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Londra

Se questo è un Leonardo

Apre finalmente alla National Gallery l’attesa retrospettiva del più famoso artista al mondo: tanti capolavori, prestiti eccezionali e una novità

Leonardo da Vinci (1452–1519), «Cristo Salvator Mundi», 1499 ca. Olio su noce, 65,5 x 45,1 cm Collezione privata © 2011 Salvator Mundi, LLC. Foto: Tim Nighswander/Imaging4Art

Londra. La mostra «Leonardo da Vinci. Pittore alla corte di Milano», alla National Gallery dal 9 novembre al 5 febbraio, è stata preannunciata come un evento imperdibile, poiché riunisce tanti dipinti del Maestro quanti non se ne vedevano in una sola sede dal 1939. Ma ad attirare l’attenzione sarà soprattutto l’appena scoperto «Cristo Salvator Mundi», che il curatore Luke Syson descrive come «una straordinaria sorpresa». L’opinione di altri specialisti sull’autenticità è attesa con ansia e, se accettata, sarà la prima aggiunta all’opera di Leonardo in quasi un secolo. Syson, certo dell’attribuzione dell’opera a Leonardo, ritiene il «Salvator Mundi» l’originale (tra più di 20 copie) che fu riprodotto in incisione da Wenceslaus Hollar nel 1650. Fino a non molto tempo fa, questo non era ovvio perché il dipinto, danneggiato, era stato restaurato male, «pulito eccessivamente e in modo aggressivo», forse già nel XVII secolo, e il volto era stato «quasi del tutto reinventato». Anche se inciso da Hollar, ciò non prova che si trattasse dell’originale di Leonardo. A indurre Syson ad accettarlo come autografo è la  qualità del dipinto, così come la tecnica, «vicina a quella della Gioconda»: i capelli, la tunica e il mantello sono dipinti con «impressionante delicatezza e precisione». Inoltre, solo un artista della statura di Leonardo avrebbe potuto dipingere la sfera di Cristo «come se fosse cristallo di rocca». Syson si spinge oltre suggerendo un’ipotesi in merito alla commessa dell’opera, che fu venduta pubblicamente per l’ultima volta nel 1958, aggiudicata da Sotheby’s a 45 sterline, e i cui passaggi precedenti possono essere seguiti fino alla collezione reale britannica nel XVII secolo. Fu probabilmente Enrichetta Maria, in occasione del suo matrimonio con Carlo I nel 1625, a portare il dipinto dalla Francia. Il volto di Cristo fornisce un altro indizio: le fattezze ricordano quelle del Mandylion, un’icona di Gesù che si dice sia stata creata premendo un lino sul suo volto. Del Mandylion rimangono tre versioni precedenti, una delle quali, risalente al XIII secolo, a Genova. Syson ha sottolineato come il «Salvator Mundi», databile intorno al 1500 ca, sia stato realizzato appena dopo la presa di Genova da parte dei francesi nel 1499, spingendosi così a ipotizzare che Leonardo avesse ricevuto la commessa da Luigi XII, desideroso di celebrare la vittoria, e che all’artista fosse stato chiesto di rendere omaggio proprio al Mandylion.
L’opera figura in mostra come un prestito da «collezione privata»; tra i proprietari del «Salvator Mundi», tuttavia, figurano i mercanti newyorkesi Robert Simon e Alexander Parish, che hanno promesso alla National Gallery che l’opera non sarà immessa sul mercato nel breve termine. Ci si aspetta in ogni caso che venga offerta in vendita nei prossimi anni, quando potrebbe raggiungere facilmente un prezzo record per un dipinto antico.
L’altra rivelazione della mostra è il prestito, da parte del Louvre, della «Vergine delle Rocce» (1486), mai concessa prima, e che può così essere confrontata con la più tarda versione della National Gallery.

© Riproduzione riservata

Martin Bailey, da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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