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Musei

«Genus Bononiae»: le altre sedi e le loro collezioni

San Colombano, collezione Tagliavini e biblioteca Mischiati
Le origini risalgono al VII secolo e la serie di edifici che lo compongono, acquisiti dalla Fondazione nel 2005, risulta essere stata edificata tra il periodo imperiale romano e l’età tardo antica, periodo a cui risalgono porzioni di pavimento in cocciopesto emerse durante il restauro del 2007. La chiesa è stata eretta nell’XI secolo e all’interno sono stati rinvenuti affreschi di scuola bolognese del XV secolo. Il porticato è stato costruito attorno a un’immagine della Vergine di Lippo di Dalmasio del 1399, mentre i lavori per l’aggregato Oratorio di Santa Maria dell’Orazione datano al 1591. Il complesso presenta nell’Oratorio un salone affrescato con le «Storie della Passione» e «Il Trionfo di Cristo» da Francesco Albani e allievi di scuola carraccesca come Domenichino, Massari, Garbieri, Cavedoni, Brizio e, secondo Francesco Arcangeli, Guido Reni. La Cappella della Madonna dell’Orazione è stata decorata da Lionello Spada, Lorenzo Garbieri, Lucio Massari, Antonio e Paolo Carracci. Nel 2007 è stato individuato un dipinto murale con «Cristo in croce e due figure dolenti», attribuito al momento all’ambito di Giunta Pisano.
Che cosa contiene. La collezione di antichi strumenti musicali, donata alla Fondazione, del maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, organista e musicologo bolognese: una settantina di pezzi tra clavicordi, arpicordi, organi, clavicembali, spinette, pianoforti e strumenti a fiato e popolari risalenti ai secoli tra il XVI e il XIX. La biblioteca del musicologo bolognese Oscar Mischiati è composta da 15mila tra libri specializzati, dischi, cd, programmi di concerti.

Palazzo Fava, palazzo delle Esposizioni
L’ampio edificio (2.600 mq) è noto per gli affreschi, commissionati da Filippo Fava nel 1584, di Annibale, Agostino e Ludovico Carracci e dedicati al mito di «Giasone e Medea» e altri temi dell’Eneide. Nella sala dedicata a Giasone (nella foto), i tre artisti rivoluzionarono la tradizionale concezione di partitura narrativa, rappresentando più azioni all’interno dello stesso riquadro e raggiungendo momenti di assoluta modernità stilistica. Le origini di Palazzo Fava sono nell’età medievale, anche se l’attuale struttura è databile alla seconda metà del Cinquecento. A seguito dell’estinzione del ramo dei Fava-Ghisilieri il luogo passò alla famiglia Medica, poi divenne proprietà dell’Hotel Baglioni prima di essere acquistato nel 2005 dalla Fondazione.
Che cosa contiene. È il luogo delle mostre temporanee (sino al 16 ottobre, «1000+1000+1000», «I Mille di Garibaldi» e «Tiziano Terzani. Clic! 30 anni d’Asia») e sede delle collezioni d’arte della Fondazione.

Santa Maria della Vita, complesso monumentale e museale
Originariamente, nel XIII secolo, è costituito dall’Ospedale e dalla Chiesa, fatti erigere da Riniero Barcobini Fasani, un perugino che nel 1260 è a Bologna con 20mila persone al seguito e che nel 1275 vi fonda la Confraternita dei Battuti Bianchi e vi organizza un ospedale per la cura e l’assistenza di infermi e pellegrini, poi dedicato a Santa Maria della Vita. Dal 1801 nel «Grande Ospedale della Vita e della Morte» confluiscono anche altri ospedali bolognesi riuniti sotto il nome di Ospedale Maggiore, raso al suolo dai bombardamenti del 1943. Oggi l’edificio è di proprietà dell’Azienda Usl.
Che cosa contiene. Il Museo della Sanità con oggetti (calici, vasi, dipinti, il cosiddetto «Gioiello del Re Sole» donato da Luigi XIV a Carlo Cesare Malvasia) che documentano la secolare e duplice attività, religiosa e assistenziale, svolta dalla Confraternita della Vita a Bologna. Il santuario risalente al 1692 (la facciata è del 1905) custodisce il notissimo «Compianto policromo del Cristo Morto» di Nicolò dell’Arca del 1463 (nella foto). L’Oratorio infine risale agli inizi del Seicento e presenta alcuni dipinti e statue tra cui il «Transito della Vergine» di Alfonso Lombardi del 1522.

Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale
L’ex edificio sacro venne realizzato nei primi del Seicento su disegno di Tommaso Martelli e chiuso al culto dopo i disastrosi bombardamenti che lo interessarono durante la seconda guerra mondiale.
Che cosa contiene. L’allestimento, con opere di Claudio Parmiggiani e Piero Pizzi Cannella, curato dell’architetto Michele De Lucchi, ospita l’ampio patrimonio librario d’arte e di storia della Fondazione, oltre a un’emeroteca e un archivio fotografico con migliaia di pezzi. È sede di conferenze e della centrale operativa di Genus Bononiae Network.

Chiesa di Santa Cristina, Auditorium della musica
Le prime notizie risalgono al 1247, quando le monache camaldolesi vi trasferirono il loro convento di Settefonti, mentre l’attuale edificio è del 1602, opera di Giulio della Torre. L’interno a navata unica (nella foto) possiede un’ottima acustica, tanto che nei secoli scorsi le monache vi cantavano periodicamente. A fine ’800 divenne magazzino militare e caserma, mentre dopo i restauri del 2008 è stata riaperta per vederne anche le uniche sculture note di Guido Reni, raffiguranti i santi Pietro e Paolo e un’Ascensione di Ludovico Carracci.
Che cosa contiene. Ospita rassegne musicali ed è anche la sede della Schola Gregoriana Benedetto XVI, un progetto del 2007 che, grazie a 13 cantori, promuove la conoscenza e la diffusione del canto gregoriano.

San Michele in Bosco, complesso monumentale
Il monastero di San Michele viene fondato in età longobarda e nel 1364 diviene sede dei monaci olivetani per concessione di papa Urbano V. La parte più antica superstite, la chiesa con il campanile e i chiostri, è del 1437 con integrazioni nel 1517-23. In questi anni vi operano i pittori Bagnacavallo, Biagio Pupini, Girolamo da Cotignola, Giorgio Vasari (dipinge il refettorio) e il secolo successivo anche Ludovico Carracci e Guido Reni.
Che cosa contiene. La parte non monumentale è sede dell’Istituto Ortopedico Rizzoli (dal 1880), mentre dal 2007 la Fondazione ha la gestione della parte storica: la chiesa, la cripta, il chiostro ottagonale, la biblioteca (nella foto), lo Studio Putti (affrescato da Amico Aspertini, contiene 2mila volumi scientifici) e la Sala Vasari.

Casa Saraceni, sala espositiva
Databile a fine ’400 ed edificata secondo lo schema adottato da Brunelleschi allo Spedale degli Innocenti di Firenze, la residenza nobiliare è stata poi modificata nei secoli successivi con inserimenti di parti in terracotta e di un’altana, ricavata da una torre quattrocentesca e oggi inglobata internamente all’edificio. Dopo vari passaggi privati la casa nel 1930 diviene di proprietà del Credito Fondiario della Carisbo, quando il bolognese Roberto Franzoni realizzò gli interni tardo Art Nouveau (nella foto). Restaurato dalla Fondazione nel 2001.
Che cosa contiene. È sede della Fondazione Carisbo; al piano terreno si organizzano mostre e convegni.

S.L., da Il Giornale dell'Arte numero 313, ottobre 2011



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