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Libri

Anni Sessanta

Autoritratto con artisti

Il felice ritorno di un introvabile libro di Carla Lonzi

Carla Lonzi e Luciano Fabro alla Galerie de Nieubourg, Milano, 1969

Riappare in libreria Autoritratto di Carla Lonzi, e la circostanza è da festeggiare. Concepito come dialogo, realizzato attraverso il montaggio di interviste (a 14 artisti, da Accardo a Twombly) e pubblicato nel 1969, il libro è la testimonianza forse più preziosa sull’arte italiana degli anni Sessanta.
Formatasi con Roberto Longhi a Firenze, amica di Pinot Gallizio prima, di Paolini e Fabro poi, Lonzi introduce attitudini nuove nella professione di critico e interprete. Mobile, attenta, interna alle situazioni, in costante spostamento tra Roma, Milano, Torino, conosce per esperienza diretta gli argomenti (opere, artisti, orientamenti) di cui scrive. Convinta dell’importanza civile di una valida opera di divulgazione, modella i propri interventi sul migliore giornalismo culturale angloamericano. Ha una prosa accessibile, scevra di gerghi o terminologie. Difende, attraverso l’arte e al di là di essa, un desiderio di compiutezza, armonia, integrità. Collaboratrice di Pistoi alla galleria Notizie, ammiratrice di Fontana, condivide la convinzione circa l’eccitante primato artistico italiano a fronte di una Francia esausta e perfino di Stati Uniti in gran parte da scoprire. A Lucio Fontana, non a caso, spetta in Autoritratto di svelare il mistero attorno a cui verte la conversazione, il proposito di «questa purezza, questa filosofia del niente, che non è un niente di distruzione, è un niente di creazione, capisci?». La posizione nei confronti della critica d’arte accademica è polemica, e Giulio Carlo Argan è oggetto di vibrante contestazione nel dicembre 1963, sull’«Avanti». Lonzi rifiuta l’atteggiamento distante e autoritario dell’«insigne storico dell’arte», all’apice della carriera e sostenitore dell’arte programmata. Si schiera per un rapporto di affinità e scelta reciproca tra artisti e critici, sul piano di un’attività ricognitiva aperta e sperimentale. Più complesso il rapporto tra Lonzi e i critici della stessa generazione. All’apparire di Autoritratto, Paolo Fossati le contesta eccessive concessioni alla parola degli artisti, la mancata indicazione di responsabilità civili e attitudini per così dire dimissionarie. Progressista, ma con un’attenzione al «sacro» (lo riconosce il marito, Mario Lena, militante comunista), Lonzi non è interessata ai poveristi più politici né adotta retoriche militanti. Al tempo in cui Celant è impegnato nella promozione dell’Arte povera in termini di «guerrilla», Lonzi è sul punto di prendere le distanze da un mondo dell’arte che le appare dominato da attitudini egodirette e machiste. Gli artisti, scriverà in seguito, non sono disponibili a riconoscere creatività o dono nell’attività critica, assegnando invece a quest’ultima compiti subalterni e strumentali.
© Riproduzione riservata

Autoritratto, di Carla Lonzi, a cura di Laura Iamurri, 336 pp., ill. b/n, et al., Milano 2010, € 27,00

Michele Dantini, da Il Giornale dell'Arte numero 305, gennaio 2011


  • La copertina del volume «Autoritratto» di Carla Lonzi

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