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Rovigo

Che fortuna, Fortuny!

A Palazzo Roverella la diffusione italiana del fortunysmo

Vincenzo Capobianchi: Venditore di antichità collezione privata, courtesy Phidias Antiques and Interiors, Reggio Emilia

Rovigo. La borghesia italiana,  in ascesa negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, richiedeva un’arte in cui potersi identificare. La trovò nella temperie culturale che si irradiava dall’Expo di Parigi del 1867, grazie agli italiani che vi parteciparono come Domenico Morelli e, soprattutto, grazie all’esempio di Mariano Fortuny e di Jean-Louis-Ernst Meissonier, il pittore preferito dell’imperatore Napoleone III. «L’Ottocento elegante. Arte in Italia nel segno di Fortuny, 1860-1874», in programma dal 29 gennaio al 12 giugno a Palazzo Roverella, ricostruisce il «fortunysmo» quale fenomeno diffuso in tutta la penisola (catalogo Silvana Editoriale). I curatori Francesca Cagianelli e Dario Matteoni hanno inteso celebrare l’Unità d’Italia in questo modo «leggero», nella consapevolezza che questa era l’arte dominante all’epoca. Da qui lo sforzo di reperire le 130 opere esposte, l’85% inedite o sottratte, dopo il restauro, all’oblio dei depositi, come la tela «Dopo il ballo» di Attilio Simonetti da Capodimonte. Prevalgono i salotti alla moda, in un tripudio di tappeti, stoffe damascate e abiti sfarzosi, nello stile dominante, leggero e un po’ rococò, del Terzo Impero che fa da sfondo a «Gossip» (1878) di Giovanni Boldini dal Metropolitan di New York. Tra i capolavori esposti figura il «Ritorno dal ballo» (1870) di Giuseppe De Nittis, che riprende il tema della mondanità sullo sfondo di un giardino. È soprattutto nel Meridione che, sull’esempio di Domenico Morelli, attecchisce la nuova moda nel cosiddetto «impero del bianco», ovvero quell’esaltazione della luminosità che fa da contraltare al coevo e antitetico stile macchiaiolo. Tra i protagonisti, Eduardo Dalbono che, con le «Sirene moderne» (1876), inizia il filone folcloristico. Altro capitolo è il fortunysmo romano, con la riscoperta di un ancora misconosciuto Vincenzo Capobianchi che fornisce un esempio di elegante virtuosismo ne «Il vestito giallo» (1875). Non manca il revival della frivolezza settecentesca di cui sono interpreti i fratelli Domenico e Gerolamo Induno. C’è anche il versante popolare del fortunysmo, con scene di genere ambientate nei mercati o nelle strade, all’insegna del vivace cromatismo, dove eccelle il veneziano Giacomo Favretto. Se Rovigo celebra Mariano Fortuny, nella vicina Villa Badoer di Fratta Polesine se ne celebra il figlio Mariano Fortuny y Madrazo, versato nell’arte e nella scenografia, attraverso i suoi famosi pepli in velluto cangiante, ispirati alla Grecia antica, i suoi arredi e le lampade di seta provenienti dall’omonimo museo veneziano.

© Riproduzione riservata

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 305, gennaio 2011


  • Giuseppe De Nittis: Ritorno dal ballo 1870 olio su tavola, 23 x 16,5 cm. Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
  • Vincenzo Capobianchi, «Il vestito giallo», 1875, Reggio Emilia, Phidias Antiques & Interiors
  • Gerolamo Induno, Amore di bimbo, 1871. Milano, collezione privata

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