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Mostre

Londra

Scultura British, ma non sciovinista

Alla Royal Academy, dal Modernismo a Hirst, debiti, influssi e crisi di una specialità inglese

Sarah Lucas, «Portable Smoking Area», 1996, collezione di Ursula Blickle. © dell’artista, Cortesia Sadie Coles HQ, Londra

Londra. Il direttore della Tate Britain, Penelope Curtis, e l’artista Keith Wilson sono i curatori di una mostra dedicata alla scultura inglese del XX secolo aperta alla Royal Academy dal 22 gennaio al 7 aprile. I due, invece di seguire un più semplice allestimento cronologico, hanno optato per un approccio originale che susciterà di certo qualche polemica. «Fornire un elenco esaustivo delle opere più importanti realizzate negli ultimi cent’anni non è poi così interessante, ha spiegato la Curtis. Se poi si volesse presentare tutti gli scultori sottovalutati e dimenticati dal tempo, allora la mostra diventerebbe quasi priva di significato, una specie di grande magazzino. Vogliamo invece partire dalle opere, dando spazio a quelle più efficaci, dal forte impatto visivo, e a quello che ci trasmettono». Curtis ha sottolineato che uno dei criteri chiave è stato quello di non voler adottare un punto di vista locale. «Volevo pensare a come la scultura inglese potrebbe essere vista a livello internazionale, ha affermato, e questo approccio è diventato uno dei leitmotiv della rassegna».
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Ben Luke, da Il Giornale dell'Arte numero 305, gennaio 2011


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