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Libri

Una Repubblica fondata sul cemento

Tuona Settis nel suo ultimo libro: i delitti contro l’ambiente sono delitti contro la Costituzione, che pone la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio tra i principi fondamentali dello Stato. Reagire si può e si deve. E cita Seneca: «Sa indignarsi solo chi è capace di speranza».

Sull’«Italicidio», perpetrato a colpi d’ascia e cazzuola con una progessione che pare inarrestabile non sono mancati, negli ultimi mesi, raggelanti libri denuncia. Da La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro, di Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo e Ferruccio Sansa (Chiarelettere) a Il Bel Paese maltrattato. Viaggio tra le offese ai tesori d’Italia di Roberto Ippolito (Bompiani). Per entrambi può forse valere quanto scritto in un elzeviro sul «Corriere della Sera» da Giuseppe Galasso: «Un viaggio che spesso fa venire voglia di non proseguire nella lettura, tanti e tanto scoraggianti sono gli episodi e gli aspetti di quel maltrattamento [...] Eppure, il lettore non sa separarsi dalla lettura di questa Iliade di guai, perché l’interesse del tema è inesauribile e irresistibile». Rimedi? «Uno, propone Galasso, che sia osservata col massimo rigore la legislazione esistente, che in Italia, specie per il paesaggio, non è affatto male» (a Galasso, val la pena di ricordarlo, si deve la legge eponima, la 431 del 1985, prima normativa organica per la tutela dei beni naturalistici e ambientali in Italia).

Se La colata preconizza nel sottotitolo la «cancellazione del futuro» del Paese e Il Bel Paese maltrattato mette l’accento sulle «offese» all’Italia, Salvatore Settis, nel suo nuovo libro Paesaggio Costituzione cemento da pochi giorni in libreria per Einaudi (326 pp., e 19,00) enfatizza il concetto che «La battaglia per l’ambiente è una battaglia contro il degrado civile». L’uno non esiste senza l’altro, il caos legislativo è caos urbanistico. Ma proiettare il nostro piccolo degrado locale e quotidiano su scala nazionale non è sempre facile, l’enormità dei numeri non aiuta. Le statistiche ci dicono che a fronte di una delle più basse crescite demografiche in Europa l’Italia ha il più alto consumo del territorio. Ogni giorno da un estremo all’alto della Penisola, da Vipiteno a Capo Passero, vengono cementificati 161 ettari di terreno: per fare un esempio caro a tanti italiani, corrispondono alla bellezza di 251 campi di calcio. Abbiamo provato a visualizzarlo, questo delitto. Perché, ricorda Settis, «La qualità del paesaggio e dell’ambiente non è un lusso, è una necessità. Non può essere svenduta a nessun prezzo. Contro la colpevole inerzia di troppi politici, è necessaria una forte azione popolare che rimetta sul tappeto il tema del bene comune come fondamento della democrazia, della libertà, della legalità, dell’uguaglianza».

Anna Maria Farinato, da Il Giornale dell'Arte numero 305, gennaio 2011



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