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Il meglio e il peggio del 2010

Crolla Pompei e la notizia sale al primo posto della hit-parade degli eventi nefasti del 2010: lo dicono gli addetti ai lavori che ogni anno rispondono alla nostra inchiesta circa il meglio e il peggio degli ultimi dodici mesi. C’è di peggio della rovina di uno dei simboli dei nostri beni culturali? Forse sì, perché oltre all’icona-Pompei ci sono i tagli selvaggi alla cultura, l’inibizione imposta a Comuni, Province e Regioni a spendere per le mostre e le attività culturali. E oltre a Pompei e ai tagli ci sono l’università pubblica e la ricerca ulteriormente umiliate (e poi ci si lamenta se latitano le mostre «di studio», cioè quelle necessarie). E forse il peggio non è tutto qui. Questo giornale si occupa di notizie e sulle notizie i nostri giurati sono chiamati a pronunciarsi. Siccome non si tratta di politici, essi non temono la nemesi dell’impopolarità una volta che si parla di cose reali e, come tali, spesso negative. Proprio perché non sono politici, è lecito supporre che le loro risposte offrano un quadro piuttosto attendibile circa lo «stato dell’arte» in una nazione che avrebbe tutte le prerogative per essere «Stato dell’arte» con la «S» maiuscola e che invece, da circa mezzo millennio, non ce la fa proprio: per miopia, pigrizia, avidità, cinismo ma probabilmente, soprattutto, per incultura. Nel commentare quelle risposte, conviene non limitarsi alla «conta» dei voti e tentare, invece, di interpretarne il messaggio tra le righe. Mai come ora, infatti, risuona ancora più acre il celebre aforisma di Ennio Flaiano: «Coraggio, il meglio è passato» e chissà se tornerà, aggiungiamo. Oltre ai fatti più vistosi prendono forma altre realtà: non è un buon segno, ad esempio, la scomparsa di artisti giovani nella casella dedicata ai migliori, occupata da senatori come Bill Viola, William Kentridge, Anselm Kiefer e Bruce Nauman. Anche le notizie positive riservano amare riflessioni: apre, fra i meritati applausi (nonostante l’orrendo ritardo), il Museo del Novecento a Milano, ma il fatto che il MaXXI di Roma non venga generalmente percepito come un evento degno di plauso, vuol dire forse due cose: che la missione è semifallita in partenza o che del contemporaneo, in questo momento, non si fida nessuno o quasi. Si respira, nelle risposte circa il meglio dell’anno, un’aria, se non proprio di restaurazione, certo conservatrice, come se il presente e il futuro facessero paura e non offrissero certezze e speranze: così Bronzino, classe 1503, è il vero miglior artista del 2010. Suggestivamente, un manierista cristallizzato nella ritrattistica di corte ha fatto dimenticare a tutti o quasi l’«irregolare» e antiaccademico Caravaggio e il IV centenario della sua morte (complici, la sovraesposizione e la deludente qualità di molte delle infinite mostre). Di più: alcuni giurati hanno preferito indicare, al posto dell’artista dell’anno, un architetto. Altro responso da interpretare tra le righe, come se, a fronte di deboli contenuti, sia meglio glorificare i costruttori dei contenitori. La vera denuncia che si fa strada nella nostra inchiesta, allora, riguarda l’assenza di idee nuove e fresche (leggi la «sparizione» degli artisti under 40). Il vero responso, dunque, è una sfiducia generale votata quasi all’unanimità. Si tratta di una sfiducia che oggi pare più profonda e radicata rispetto a quella, numerica e politica, che in un Parlamento democratico impone la cacciata di chi non merita di governare. Tanto meno il mondo della cultura, numericamente e politicamente troppo esiguo per «spostare voti», ha la forza di cacciare chi, circa le penose condizioni del non-Stato dell’arte, ha molte responsabilità. Ma il vero rischio, per il mondo della cultura sfiancato dalle cattive notizie, potrebbe essere ora la tentazione di rinchiudersi nella delusione e nella sfiducia, di trincerarsi dietro a poche certezze: non tentare di costruire un futuro equivale a dimettersi e questo, oltre che una pessima notizia, sarebbe un paradosso.

Il meglio e il peggio del 2010 è pubblicato nel numero di gennaio 2011 di «Il Giornale dell'Arte».

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 305, gennaio 2011


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