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Il «tradimento dei chierici»

Non sempre l’attività di studiosi, professori, curatori e direttori di museo sembra mossa da pura vocazione: i nomi di chi non si è posto troppe domande

L’articolo di Fabio Isman sul Museo Archeologico di Madrid (che comprò una collezione in cui risultano 22 oggetti scavati illecitamente) è stato ripreso dal quotidiano spagnolo «Abc» che gli ha dedicato questa doppia pagina

Roma. I tombaroli fanno i tombaroli; i mercanti fanno i mercanti; ma gli studiosi fin quando fanno soltanto gli studiosi, e non diventano invece complici (s’intende, più o meno involontari: spesso, purtroppo «meno») dei «predatori dell’arte»? Le pagine delle tante inchieste italiane sulla «Grande razzia», che dal 1970 ha sottratto un milione di antichità al nostro sottosuolo e coinvolto 10mila persone, abbondano di documenti e testimonianze in cui professori di università, curatori e direttori anche di importanti musei compravendono reperti «venuti dal nulla», firmano expertise che rilasciano ai mercanti, con cui dimostrano grande consuetudine e ancora maggiore affabilità. Sembrano tutt’altro che raggirati: anzi, affatto consapevoli. Non si pongono problemi, neppure etici; non protestano mai; e guadagnano sempre: in fama e lustro nel mondo scientifico, e talora non solo. Tra questi documenti almeno assai equivoci, sequestrati ai due grandi mercanti internazionali Giacomo Medici e Gianfranco Becchina (rispettivamente ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Fabio Isman, da Il Giornale dell'Arte numero 301, settembre 2010

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