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Restauro

Bergamo

L’impresa di Bertario

Il Monastero di Astino fu fondato nell’XI secolo dai benedettini vallombrosiani in una valle ancora intatta

Veduta del complesso dell’ex Monastero di Astino prima dell’avvio dei lavori di messa in sicurezza. © Fondazione Mia - Congregazione della  Misericordia Maggiore di Bergamo; Società Valle d’Astino srl

Astino (Bg). Fondato tra il 1070 e il 1107 da alcuni monaci benedettini vallombrosani guidati da Bertario, inviati a Bergamo dal fondatore della congregazione Giovanni Gualberto dei Bisdomini, il Monastero di Astino si trova in un’oasi verde, una piccola valle quasi intatta. Il monastero crebbe nel tempo grazie alle donazioni di fedeli ed enti diversi, attratti dal prestigio di Bertario e dei successori, e uscì indenne dalle guerre che nel Quattrocento sconvolsero l’intero territorio, conteso dai Visconti e dalla Serenissima, tanto che tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo fu ampliato e rimaneggiato. Solo nel Seicento, dopo una pestilenza, ne iniziò il declino, culminato nella soppressione napoleonica del 1797, che lo assegnò all’Ospedale Maggiore di Bergamo. Dal 1832 fu per 70 anni ospedale psichiatrico, poi azienda agricola. Valle e monastero passarono dal 1923 in mani private, con vicissitudini che li condussero a un gravissimo degrado, cui ha iniziato a porre rimedio solo l’ultimo proprietario, la Fondazione Mia-Congregazione Misericordia Maggiore di Bergamo, che lo ha acquisito per sette milioni di euro e ha avviato i lavori più urgenti, per oltre un milione di euro (consolidamento statico e messa in sicurezza delle murature; coperture di torre, chiesa, sacrestia e locali adiacenti e interventi sulla Cascina Convento, tutti conclusi). Di recente si è avviato un secondo lotto di lavori, per 520mila euro, che interessa altre coperture, il colonnato del porticato, il campanile, ancora la Cascina Convento, nonché il dipinto murale del «Leone di Venezia» e i dipinti della chiesa, da trasferirsi temporaneamente altrove. È proprio la chiesa del Santo Sepolcro, infatti, la più bisognosa di restauro: consacrata nel 1117, ha una pianta a croce commissa con navata unica, secondo l’uso vallombrosano. L’altare maggiore e i due laterali sono precedenti al 1140, il coro del presbiterio è settecentesco. Del XVI secolo è il chiostro, mentre risale al 1239 un alloggio con cappella in cui visse il beato Guala de Roniis, vescovo di Brescia, dopo l’espulsione dalla sua diocesi. Agli interventi sinora eseguiti e in corso ha provveduto Ubi Banca, con 1,6 milioni di euro, e la Diocesi di Bergamo vi ha destinato un milione di euro, vincolato al restauro della chiesa. Entrambi gli enti avevano offerto la propria disponibilità come sponsor fin dalla sottoscrizione del Protocollo d’Intesa (partner originari: Mia-Val d’Astino, acquisita nel 2007 da Mia; Comune e Provincia di Bergamo; Parco dei Colli) finalizzato all’accordo di programma ora in corso di definizione. Dei 6 milioni preventivati nel quadro economico iniziale (4 dei quali coperti da sponsorizzazioni non integralmente confermate alla data attuale), due milioni necessari a concludere i lavori si sarebbero dovuti ricavare dalla vendita di un’area extracomparto che il Consiglio comunale ammette però solo come extrema ratio, impegnando il sindaco a reperire altre forme di finanziamento; a questo fine l’assessore regionale uscente alle Culture Massimo Zanello si era impegnato per un finanziamento di circa due milioni di euro, 400mila dei quali già deliberati. Ancora incerta la destinazione del monastero (circa 3.500 mq): la maggior parte dell’immobile dovrebbe essere utilizzata per ospitare il Civico Istituto Musicale Donizetti, mentre per le cascine si prevedono usi privatistici.

© Riproduzione riservata

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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