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Gallerie

Art Basel come una biennale

Nuove sezioni e restyling architettonico per la fiera, che i due direttori vogliono sempre più «colta», godibile e spettacolare

Annette Schönholzer e Marc Spiegler, direttori di Art Basel

Basilea. I visitatori abituali di Art Basel, che dal 16 al 20 giugno tiene la sua 41ma edizione, noteranno alcuni cambiamenti, un segnale che, tre anni dopo aver rilevato il testimone da Sam Keller, i condirettori Marc Spiegler e Annette Schönholzer iniziano a dare la loro impronta personale alla fiera. «Non è come l’anno scorso, spiega Spiegler. Molti erano catastrofisti e prevedevano che il 40% delle gallerie di New York avrebbe chiuso. Naturalmente non è successo. Non voglio dire che la situazione non sia difficile, ma i collezionisti ci sono ancora e l’arte si vende sempre». Tra le novità, la risistemazione dell’ingresso alla Hall 1 (dove si svolge la sezione «Art Unlimited»), che ora apre sulla via tra la Hall 1 e la Hall 2 (lo spazio centrale, dedicato alla sezione «Art Galleries»). Questo passaggio esteticamente poco attraente è stato ripensato per creare una zona ristorazione semicoperta, di cui si sentiva l’esigenza nella ventosa Messeplatz. La nuova configurazione anticipa i cambiamenti radicali che interesseranno la fiera a partire dal 2013, quando sarà pronto il nuovo ampliamento tra la Hall 3 e la Hall 1 progettato dagli architetti svizzeri Herzog e de Meuron. I loro estimatori potranno presenziare durante la permanenza a Basilea al gala per l’inaugurazione di un altro progetto del duo, la nuova VitraHaus del Vitra Design Museum, nella vicina Weil am Rhein, e all’apertura dello spazio di vendita ed esposizione dello Schaulager. L’introduzione di due nuove sezioni, «Art Features», con venti progetti di artisti in dialogo con raro materiale storico, e la sezione di editoria d’arte alternativa «Off Press», oltre  al programma di performance di «Art Parcours», rientrano nel tentativo di creare uno stile da biennale. «Il vecchio modello di fiera è superato, dichiara Spiegler. I visitatori si aspettano un programma, conferenze e dibattiti, mostre nei musei ed eventi culturali collaterali». Quest’anno i visitatori saranno accolti, com’è consuetudine, da una serie di progetti di grandi dimensioni sulla Messeplatz e negli immediati dintorni, proposti con il titolo «Art Public». Quest’anno si tratta di tredici progetti selezionati tra trenta candidature; ci sono i cubi di Ai Weiwei, gli slogan di Lawrence Weiner e una grande copertura creata per la Hall 1 dall’artista tedesco-iraniana Bettina Pousttchi. Ancora una volta la Hall 1 ospita la sezione preferita da molti, «Art Unlimited», dedicata a progetti museali di grandi dimensioni. Quest’anno sono 56 le installazioni proposte, sei delle quali occuperanno più di 200 mq. Tra queste, opere di Doug Aitken, Michelangelo Pistoletto e Michael Beutler. I due piani della Hall 2, il cuore della fiera, ospitano 248 gallerie. Il turnover in questa sezione è solitamente molto basso: sono solo 11 le gallerie che non erano tra gli espositori del 2009, come la i8 di Reykjavik e la parigina Kamel Mennour, oltre all’ex PaceWildenstein, che partecipa con il nuovo nome Pace. Tra i 17 assenti, Jeffrey Dietch, che l’anno scorso è stato nominato direttore del LAMoCA. Gli organizzatori sperano che il senso di continuità venga movimentato dalla sezione «Art Parcours», un  nuovo programma di appuntamenti dislocati in tutta la città, ideati da Jens Hoffmann, direttore del californiano Wattis Institute for Contemporary Arts e collaboratore abituale della fiera, oltre che mancato condirettore del Castello di Rivoli.

Italia colonialista

A proposito di affari italiani, sono 20 gli espositori italiani. Si tratta di Artiaco di Napoli, Continua di San Gimignano (anche ad «Art Unlimited» con Michelangelo Pistoletto), De Cardenas e De Carlo di Milano, la prima anche ad «Art Features» con Markus Raetz e la seconda estesa ad «Art Unlimited» con Massimo Bartolini; la Galleria Dello Scudo di Verona, stabilmente piazzata ad «Art Galleries» come la concittadina Studio La Città e A arte Invernizzi di Milano; l’altra milanese Francesca Kaufmann ad «Art Feature» propone una personale di Lily van der Stokker. Da Roma arrivano Magazzino d’arte moderna e Monitor, quest’ultima ad «Art Statements» con un progetto scultoreo di Francesco Arena legato ai migranti dalla Libia. Alle terre al centro delle guerre coloniali italiane (questa volta all’Etiopia e alle opere d’arte trafugate dall’esercito fascista) s’ispira  anche un progetto di Patrizio Di Massimo, presentato da T293 di Napoli ad «Art Statements». La stessa galleria ad «Art Public» espone una spettacolare installazione di Alberto Tadiello. Giò Marconi, oltre allo stand principale, punta su Rosa Barba ad «Art  Unlimited»; non mancano  Minini di Brescia e Franco Noero, torinese come Giorgio Persano e Tucci Russo, tutti fedelissimi di Art Basel. Completano la lista Raucci Santamaria (Napoli) e le milanesi Tega, Zero e Christian Stein, che ad «Art Unlimited» propone Jack Pierson. La firma italiana si vede anche in una delle iniziative esterne ai padiglioni, con l’installazione di Nathalie Djurberg (punta di diamante di Giò Marconi) nel seminterrato del Museo di Storia Naturale.
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da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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