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Restauro

Il Vasari salvato dalle acque... e dalla Getty Foundation

Dal 2004 «L’ultima cena» di Vasari, dipinta per il Refettorio del Convento delle Murate di Firenze, ha lasciato i depositi della Soprintendenza per esser portata all’Opificio delle Pietre Dure dove, con i primi scarsi finanziamenti, poi con quello più consistente di 250mila euro della Protezione civile offerto nel 2006 in occasione dei 40 anni dell’alluvione, quest’ultima grande vittima dello straripamento dell’Arno è stata sottoposta alle prime cure. Oggi, con il supporto decisivo di 400mila euro della Getty Foundation nell’ambito del progetto «Dipinti su tavola», la grande opera (262x580 cm in cinque tavole di pioppo) potrà essere oggetto di un intervento più decisivo che vede la partecipazione di quattro restauratori stranieri (dal Getty, dalla National Gallery di Londra, dal Metropolitan di New York e dallo Szépmüvészeti di Budapest) e che potrebbe concludersi entro il 2016. Il dipinto giace ora ricoperto di veline che furono poste in emergenza in mezzo al fango che aveva invaso, dopo l’acqua, il Museo dell’Opera di Santa Croce dove era esposto: alcune sono state sostituite negli anni e si è riusciti a solubilizzare il paraloid, la resina irreversibile usata al tempo e risultata poi nociva ai dipinti. Il problema più serio riguarda la metodologia d’intervento: la scorciatoia sarebbe quella di staccare la pellicola pittorica dal supporto ligneo; se infatti la prima, con l’acqua, si è definitivamente allargata, il legno invece negli anni si è molto ristretto tanto che una misurazione con strumenti a laser ha rilevato una differenza di 2,7cm tra supporto e pittura. Ma la filosofia dell’Opificio tende a escludere il più possibile una scelta così invasiva, come pure quella più moderata di restaurare separatamente i due strati creando un calco della superficie originale in fibra di carbonio: sarà dunque necessario procedere «punto per punto», come hanno sottolineato Isabella Lapi Ballerini, soprintendente dell’Opd, e Deborah Marrow, direttore della Getty Foundation. La delicata operazione si svolge sotto la direzione storico artistica di Marco Ciatti (vicedirettore Cecilia Frosinini); la direzione tecnica è di Roberto Bellucci con la collaborazione di Marco Parri e Andrea Santacesaria. Indispensabile anche il supporto di collaboratori esterni: Ciro Castelli, figura storica dell’Opd ora in pensione, per il coordinamento tecnico, Lucia Bresci, Antonella Casaccia, Ilaria Corsini e Deborah Minotti per la pellicola pittorica, Alberto Dimuccio e Aldo Manzo per il supporto ligneo.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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