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Restauro

Siviglia

Niente calcio nella nuova vita di San Telmo

Vázquez Consuegra ha recuperato per il Governo andaluso l’edificio barocco malamente adibito a Seminario

La facciata del Palazzo di San Telmo a Siviglia. Foto Duccio Malagamba

Siviglia. Per la gran parte del Novecento, dalla cittadinanza, che ora plaude l’eccellente risultato del suo recupero, il Palazzo di San Telmo veniva indicato semplicemente come il Seminario con riferimento alla penultima destinazione del maestoso edificio, quella che ha segnato profondamente la sua struttura interna. Considerato uno dei più begli esempi dell’architettura barocca sivigliana, è la futura sede della Presidenza del Governo della Regione Autonoma dell’Andalusia, che ha finanziato i lavori (43.755.100 euro) e che vi si insedierà a settembre.
Progettato da Leonardo de Figueroa e figli e costruito a partire dal 1682 per ospitare l’Universidad de Mareantes (dei naviganti, Ndr), un secolo più tardi venne adibito a Collegio della Marina, funzione che svolse fino al 1847. La facciata principale fu ultimata nel 1734 e vi figurano San Telmo, patrono della Navigazione, al centro, e i santi Fernando ed Ermenegildo, patroni di Siviglia, ai lati. Nel 1849 l’edificio diventa la residenza dell’infanta Maria Luisa Fernanda d’Orléans, duchessa di Montpensier e viene dotato delle tre facciate mancanti e di dodici statue che rappresentano personaggi illustri di Siviglia, opera dello scultore Antonio Susillo. Sull’altare della capella barocca troneggia la Nostra Signora del Buen Aire, cui è attribuita l’origine del nome della capitale argentina, a testimonianza dello stretto vincolo con il Nuovo Continente: Siviglia infatti gestiva un intenso traffico navale con le Americhe grazie al porto sul Guadalquivir che scorre a poca distanza dal palazzo. Alla sua morte nel 1897, Maria Luisa Fernanda d’Orléans donò il palazzo all’arcidiocesi di Siviglia per il Seminario metropolitano che l’occupò fino al 1989 snaturando completamente la sua configurazione. Nel 1901 l’architetto Juan Talavera, incaricato di trasformare la splendida residenza ducale in seminario ecclesiastico, demolì gran parte dell’impianto barocco esistente, ma saranno ancor di più i suoi successori a ignorare la genesi e l’evoluzione storica dell’edificio per ottenere il maggior numero di camere per i seminaristi: l’architetto Galnares Sagastizábal articolerà al massimo lo spazio triplicando l’unico piano interno esistente, alterando gravemente la volumetria originaria e distruggendo gran parte dei giardini per ricavare un campo di calcio.
Per riscattare l’edificio dalla sua lunga storia di modifiche, adattamenti e demolizioni, il Governo andaluso ne ha affidato il recupero integrale  all’affermato e pluripremiato architetto Guillermo Vázquez Consuegra. Autore del Padiglione della Navigazione di Siviglia e del Museo del Mare di Genova, nonché vincitore dei concorsi per il Museo di Maometto a Medina (Arabia Saudita), per il nuovo CaixaForum e per il restauro del Museo Archeologico, entrambi a Siviglia, Vázquez Consuegra è un attento valorizzatore del patrimonio culturale e architettonico dell’Andalusia e per San Telmo si è posto l’obiettivo di recuperare la struttura originale cancellando tutte le superfetazioni.
Fra il 1990 e 1992 sono stati realizzati i restauri del corridoio principale, della Sala dei ricevimenti, delle facciate esterne e dei dipinti murali su tela. L’operazione più complessa consisteva però nel recupero degli spazi interni. La proposta, sviluppata fra il 2000 e il 2004, si concretizza in una serie di lavori che interessano per la prima volta la totalità dell’edificio, un’operazione alquanto impegnativa che ha comportato interventi che hanno spaziato dal restauro alla ricostruzione alla costruzione ex novo nel rispetto dell’architettura originale e della memoria storica dell’edificio. Così Vázquez Consuegra illustra la sua azione di recupero che conferisce una coerenza interiore a tutto il complesso: «Il Palazzo di San Telmo così come ci era arrivato potrebbe essere descritto como una grande maschera barocca. Presentava una situazione di estrema gravità dato il degrado, l’abbandono e la vera e propria rovina riscontrabile in più punti. Ho dunque deciso di ascoltare l’edificio antico, convinto che fosse il solo a poter suggerire la via da seguire e riconoscendo l’importanza che la  sua corretta interpretazione rivestiva per il nuovo intervento. Ho deliberatamente cercato una via intermedia fra le due estreme posizioni: il riallacciamento tramite forme analoghe a quelle dell’antico palazzo e l’espressione di un’architettura d’autore. Abbiamo perseguito l’obiettivo di formulare un’architettura al servizio dell’edificio, un’architettura in cui si produce una certa interazione fra i linguaggi innovativi della modernità e quelli consolidati della storia, linguaggi che diventano complementari, cercando una certa continuità fisica e storica, pur consci che per produrre la continuità era necessaria la trasformazione».
Dietro la facciata rimasta invariata, «per estirpare il tumore» si è proceduto a uno sventramento di quanto costruito per la precedente destinazione d’uso, dopodiché si è provveduto a creare ex novo una struttura interna adatta all’attuale funzione del palazzo, un gioiello storico artistico che riprende una sua attività. Anche i giardini esterni sono rinati: gli alberi sopravvissuti hanno determinato il tracciato della nuova vegetazione sapientemente illuminata.

© Riproduzione riservata

Carmen del Vando Blanco, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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