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Archeologia

Rosellini e i sei toscani sul Nilo

Un disegno raffigurante una scena dalla tomba di Ramesse III nella Valle dei Re

Pisa. A colui che è considerato il padre dell’egittologia italiana e al viaggio che compì insieme a Jean-François Champollion è dedicata la mostra «Lungo il Nilo. Ippolito Rosellini e la spedizione franco-toscana in Egitto (1828-1829)» visibile a Palazzo Blu fino al 25 luglio. La mostra racconta attraverso le sue tappe principali quel viaggio che in sedici mesi condusse Rosellini e Champollion a percorrere tutto l’Egitto, a caccia soprattutto di iscrizioni e figurazioni che potessero ampliare la conoscenza diretta della civiltà faraonica, resa possibile dalla decifrazione della scrittura geroglifica effettuata proprio dal francese soltanto sei anni prima. Curata dalla professoressa di egittologia dell’Università di Pisa Marilina Betrò, riunisce materiale di svariata natura: i disegni acquarellati, eseguiti da Rosellini e dai sei toscani che lo accompagnavano, le antichità scavate o acquistate, oggi conservate soprattutto al Museo Egizio di Firenze, i campioni naturalistici raccolti dal botanico Giuseppe Raddi, i diari e le lettere con i pittoreschi e appassionati resoconti dei membri della spedizione. Un’ampia sezione è dedicata al lungo soggiorno a Tebe (Luxor). In questo periodo, in cui toscani e francesi soggiornarono a lungo nella tomba di Ramesse IV, Rosellini compilò un voluminoso manoscritto dedicato alla Valle dei Re, in larga parte inedito ed esposto a Pisa per la prima volta al pubblico. Nella riva ovest di Luxor fu anche riportato alla luce il corredo funerario di Tjes-ra-peret, nutrice di una principessa figlia del faraone Taharqo (690-664 a.C.), qui mostrato insieme all’appassionante resoconto della sua scoperta. «Il materiale documentario in mostra e, più in generale, le carte di Rosellini, afferma Betrò, sono oggi finalmente oggetto di studio e schedatura e saranno presto disponibili sul web, grazie a un progetto che proprio dall’insigne studioso prende il nome e che vede coinvolti l’Ateneo, la Biblioteca universitaria e l’Opera del Duomo di Pisa e il Museo Egizio di Firenze».

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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