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Libri

La stampella dell’anima

La copertina del volume «Una caccia amorosa»

Nata come terapia per il male di vivere che corrode tutti noi forzati del lavoro, e ben presto divenuta la sua «stampella dell’anima», la collezione di arte italiana degli anni Trenta a cui Giuseppe Iannaccone, avvocato milanese, dedica ogni momento libero studiando, documentandosi, acquistando libri e cataloghi d’epoca, è di fatto la sua vera compagna di vita. E così ce la presentano con tono affettuoso lui e il suo alter ego, Rischa Paterlini, con Silvia Somaschini, la curatrice della collezione. Che Iannaccone sia un collezionista «passionale» (e l’indizio del resto ce lo offre con il titolo così sensuale scelto per il catalogo) è provato poi dalla scelta stessa del suo terreno di caccia: per affinità spirituale in primo luogo, ma anche per risarcirli di un lungo esilio critico, ha scelto infatti, da subito, quegli artisti italiani che negli anni Trenta e nei primi anni Quaranta si opposero al «Novecento Italiano». Lasciandosi guidare da questa affinità, dalla frequentazione di artisti longevi come Sassu e Treccani o delle vedove, dei figli, degli eredi di chi era scomparso, oltreché dai consigli di Elena Pontiggia, Iannaccone ha creato una collezione di soli capolavori, acquistati a qualunque prezzo se giudicava che fossero tessere indispensabili per il suo progetto collezionistico: «di ognuno, spiega, volevo e voglio solo le opere cardinali, quelle che inaugurano un nuovo periodo, che aprono nuove ricerche». Così la sua collezione si offre come un piccolo museo (visitabile su appuntamento), ricco di opere maestre dei pittori della romana Scuola di via Cavour e di Fausto Pirandello; di dipinti capitali del primo e ancora grande Guttuso e di Ziveri (capoletto ha un suo grande, storico «Postribolo»), dei Sei di Torino e dei maestri di Corrente: Sassu, documentato sin dal tempo degli «Uomini rossi» e poi fino all’ardente «Nu au divan vert» del 1941; l’amato Arnaldo Badodi, scelto per la copertina; Treccani, Cassinari, il potente Migneco di quegli anni. E Birolli, cui è consacrata l’intera sala da pranzo. Ma il libro non sarebbe mai uscito se Iannaccone non avesse trovato «il» capolavoro di Scipione che da tempo andava cercando. Quell’opera, l’affocato, visionario «Profeta in vista di Gerusalemme» del 1930, è ora sua e sta nel grande soggiorno, tra due finestre. Solo così ha potuto vedere la luce questo volume, magnifico per la qualità delle opere, il livello degli interventi critici (di Claudia Gian Ferrari, il suo ultimo scritto prima di lasciarci, Elena Pontiggia e Silvia Somaschini),  l’eleganza dell’impaginazione e la bellezza delle fotografie di Paolo Vandrash. In attesa di quello che illustrerà l’altra collezione, di arte contemporanea internazionale, che abita il grandissimo studio di Iannaccone, scelto (come la casa, anni Trenta) per poter dare la giusta cornice alle sue «stampelle dell’anima».

Una caccia amorosa. Arte italiana tra le due guerre nella collezione Iannaccone, di Autori vari, 256 pp., ill. colore e b/n, Skira, Milano 2010, e  65,00
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Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


  • Giuseppe Iannaccone

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