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Silenzio, parla l'arte

Alcuni segni codificati nella Lingua dei Segni italiana

Il Dizionario di Arte Contemporanea in Lingua dei Segni Italiana edito da Umberto Allemandi (206 pp., ill., e 30,00) è l’esito di un progetto di ricerca a cura di Enrico Dolza, coordinatore Istituto dei sordi di Torino, Anna Pironti, responsabile capo Dipartimento educazione Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, e Catterina Seia, cultural advisor indipendente già UniCredit & Art project manager. La ricerca è stata svolta da Luciano Candela, presidente Unione ex allievi sordi, Francesca Delliri, Istituto dei sordi di Torino, e Brunella Manzardo, ricercatrice del Dipartimento educazione del Castello di Rivoli. Nel volume le 80 voci, da «Acrilico» a «Xilografia» (ciascuna con testo bilingue italiano-inglese, riproduzioni di opere significative e illustrazioni dei segni con cui la voce può essere spiegata ai non udenti), sono precedute da una conversazione, dal titolo «Il silenzio racconta l’arte», tra Anna Somers Cocks, direttore editoriale di «The Art Newspaper», e i sopracitati protagonisti del progetto. Ne riportiamo uno stralcio.

a.s.c. Che cosa ha fatto nascere la collaborazione tra realtà realtà pubbliche e private per dare vita al primo progetto per l’accessibilità dell’arte contemporanea alle persone sorde?
c.s. Il progetto nasce dalla consolidata e strutturata collaborazione tra il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli e UniCredit & Art, il progetto di gestione strategica degli investimenti culturali dell’omonimo gruppo, operante in ventidue Paesi. Una collaborazione che si fonda sulla comune convinzione che il Museo d’arte contemporanea possa essere una piattaforma culturale di elaborazione del pensiero, un luogo di ricerca e sperimentazione continua, dove si producono idee, uno spazio progettuale coinvolgente e aggregante, aperto agli specialisti e al pubblico più vasto. Alle funzioni storiche e consolidate del Museo, oggi si affianca a pieno titolo la dimensione educativa, atta a rendere accessibile la conoscenza a tutti. [...]. In tal senso è fondamentale lavorare sui temi dell’inclusione sociale e della diversità, vera ricchezza del nostro tempo (e di un gruppo internazionale!) con una comune progettualità [...].
a.s.c. Quali sono gli obiettivi principali di questa iniziativa?
a.p. L’obiettivo del gruppo di ricerca era costruire un segmento di linguaggio che ancora non c’era. Volendo tradurre nella Lingua dei Segni un percorso di visita al Castello di Rivoli, ed essendoci accorti di non avere a disposizione i segni corrispondenti, è stato del tutto logico attivare un primo nucleo di ricerca finalizzato allo scopo; ovvero creare i segni mancanti nella Lis: «le parole per dirlo» esistenti nel linguaggio artistico ma mancanti nel linguaggio gestuale. In tal senso abbiamo appreso che la nostra conoscenza del mondo dei sordi si nutre di giudizi e pregiudizi a volte errati, ad esempio è convinzione comune che un sordo possa leggere. Non è detto che sia così, non è semplice per molti di loro leggere i saggi nei cataloghi d’arte o le didascalie sulle pareti negli spazi espositivi. Bisogna entrare in un’altra dimensione anche esistenziale per comprendere le specificità e le diversità fra la nostra realtà e quella di un sordo: dalla nascita, in seguito a un trauma, sordo per una malattia in tenera età oppure da adulto.
l.c. Abbiamo tutti imparato molte cose. Per noi sordi si è trattato di un vero e proprio percorso di scoperta di un mondo ancora sconosciuto. Nessuno di noi si era mai avvicinato all’arte contemporanea, in realtà sin dalla prima visita ad «Artissima» ci siamo resi conto che era solo perché non l’avevamo mai capita e nessuno ce l’aveva mai spiegata. Ma ci siamo anche resi conto subito che ci mancava la lingua per descriverla e farcela raccontare.

da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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