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Musei

Montevarchi

Il luogo eletto della scultura

Aperto nell’antico Cassero un museo-centro studi dedicato alla produzione nazionale dell’Otto e del Novecento

L’allestimento scenografico delle sale, dove è raccolta una selezione delle oltre 500 opere della collezione. Foto Andrea Rum

Montevarchi (Ar). Nasce un nuovo spazio museale nel castello in pietra grigia situato al centro della scenografica piazza di Montevarchi sul limitare della cosiddetta «Mandorla»: il Cassero per la scultura, inaugurato il 16 maggio e diretto da Alfonso Panzetta, che ha sovrainteso alla crezione di questo museo-centro di documentazione nel quale sono ospitate circa cinquecento opere. Vi si trovano sculture otto-novecentesche (bronzi, legni, gessi, terrecotte, ceramiche, marmi), ma anche disegni di artisti toscani e italiani giunti a Montevarchi grazie a donazioni di privati e soprattutto dalle case studio appartenute agli artisti. Questo patrimonio, che emerge per la prima volta dai depositi, è disposto in un allestimento scenografico con alcune opere su mensole rosso mattone su sfondo azzurro, altre installate nello statuario al pianoterra, separate dalla piazza da ampie superfici di vetro. Ma l’amministrazione comunale di Montevarchi tiene a sottolineare che la realizzazione odierna non è altro che la punta di iceberg di un progetto più ampio: il Cassero è infatti concepito come il luogo eletto dove scoprire, conoscere, documentare e comunicare la scultura italiana degli ultimi due secoli. Sono previste esposizioni di ampio respiro e le attività saranno frutto dei rapporti allacciati con le Università italiane. Tra gli artisti presenti, ricordiamo Michelangelo Monti, con «L’inizio alla vita», scultura di forte impegno sociale esposta alla Quadriennale di Torino del 1902 di fronte al «Quarto stato» di Pellizza da Volpedo, e «Gioventù», apprezzato da Margherita Sarfatti alla I Biennale romana del 1921. Oppure il «Pescatorello» di Timo Bortolotti (che figurò anche alla storica Esposizione d’Arte Italiana al Jeu de Paume di Parigi nel 1935, dove ottenne l’apprezzamento di Maillol) o la «Preda». Oltre ad Arturo Stagliano, Alberto Giacomasso, Mentore Maltoni, Valmore Gemignani, Firenze Poggi e Donatella (Dodi) Bortolotti, troviamo anche artisti montevarchini quali Pietro Guerri (di cui è il ritratto di «Gastone Brilli Peri» del 1932), Elio Galassi ed Ernesto Galeffi, col suo terribile «Roi René», del 1964, già di proprietà comunale.

© Riproduzione riservata

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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