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Musei

Il successo decennale della Tate Modern sarà superato dalla «Tate 2»?

Rendering della «Tate 2» in una veduta esterna da sud. © Hayes Davidson and Herzog & de Meuron

Quando si parla di edifici museali, «successo» è un concetto non certo condiviso. Per il curatore il successo si giudica dal modo in cui le opere sono esposte alle pareti; l’architetto di norma si preoccupa di più dei visitatori e delle loro risposte emotive alla collocazione e ai volumi dell’edificio; e il politico che lo sostiene cerca l’impatto economico, turistico, di posti di lavoro e un po’ di gloria riflessa. (...) La Tate Modern, inaugurata dieci anni fa, è un successo da molti punti di vista. È più vicina all’ideale irrealizzabile dell’«incontestabilità» di qualsiasi nuovo edificio museale con ambizioni simili che sia stato completato negli ultimi vent’anni. Ha polarizzato l’attenzione del pubblico e della critica sulle opere che espone e l’ha fatto con convinzione e talento. Ha attratto visitatori in grande e imprevedibile numero; ha avuto l’impatto catalizzatore che si proponeva su una parte poco nota di Londra; ha dato nuova vita a un edificio vasto e di difficile riutilizzo; la sua formidabile Turbine ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Adrian Ellis, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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