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Il re nudo

Una busta senza lettera

Il MaXXI non è così discreto da lasciare spazio all'artista

Una veduta interna del MaXXI. © Iwan Baan

Il MaXXI è una gradita aggiunta alla mappa culturale di Roma, una tra le ultime grandi capitali d’Europa a non avere un museo dedicato all’arte contemporanea. L’inaugurazione dovrebbe essere motivo di celebrazioni se non fosse che l’edificio va ad aggiungersi al pantheon di edifici museali che sembrano essere più esaltazioni della personalità del loro architetto che contenitori volti a esaltare il loro contenuto. Recentemente un artista mi ha detto una frase da ricordare, «un museo dovrebbe essere unicamente la busta che contiene la lettera dell’artista. Vorrei che la busta fosse meno importante della lettera». È la capacità di essere elegantemente discreto, di permettere all’artista di occupare lo spazio. La Hadid, con il suo edificio, lancia una sfida all’artista. Una busta barocca se ce n’è mai stata una. Non ci sono spazi bianchi né muri diritti. Non ci sono stanze dedicate ai dipinti; sembra molto difficile, se non impossibile, collocare dipinti, così come le tradizionali forme d’arte. Le installazioni, il genere in voga nei musei di arte contemporanea, si troveranno più a loro agio in questo contesto. Ma anche questo sarà da verificare. L’opera della collezione di Anish Kapoor sarà visibile dall’alto su un muro curvilineo, le sue forme sensuali si contenderanno l’attenzione con lo sfondo della geometria teatrale del pesante soffitto. L’edificio di Zaha Hadid era tristemente datato ancora prima della sua apertura. Le sue pesanti forme monolitiche in calcestruzzo sembrano respingere la luce. In un giorno luminoso di primavera l’atrio è buio e necessita di luce artificiale, che accentua la sensazionale struttura del soffitto, ma mette anche in evidenza una grande debolezza nell’idea progettuale del tetto. In un mondo in cui il risparmio energetico è sempre più importante, catturare la luce naturale dovrebbe essere una priorità.
La Hadid sembra abbia scelto di creare un edificio il più possibile «user unfriendly». I flussi interni non sono certo una priorità. I ponti che collegano gli spazi con ripide scale a tutti i piani sono realizzati con griglie industriali a maglia aperta. Donne romane fate attenzione: non indossate tacchi a spillo! Dovrete camminare in punta di piedi intorno all’ego dell’architetto e vincerà lei.
© Riproduzione riservata

Karen Wright, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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