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I tre satiri del Magnifico

L’archeologia in asta a giugno è ricca, ambiziosa e in qualche caso di ottima famiglia

Il gruppo scultoreo appartenuto a Lorenzo de’ Medici, proposto da Sotheby’s tra 300mila e 500mila dollari

New York. Giugno alle aste newyorkesi è anche un mese archeologico. Il 10 giugno inizia Christie’s, con alcuni pezzi di notevole importanza. Un rilievo romano di epoca giulio-claudia, datato intorno all’inizio del I secolo d.C., raffigura l’imperatore Tiberio stante di fronte a un Genio seduto, con la dea Concordia posta tra loro come intermediaria. L’autore di questa scultura è una mano molto esperta e precisa; la stima del lotto è a richiesta. Datato invece alla fine del I secolo a.C., sempre romano, è un supporto per una lampada in bronzo, che reca la figura di un giovane, probabilmente Alessandro Elio, uno dei figli di Marco Antonio e Cleopatra, nelle vesti di principe armeno dall’elaborata acconciatura. Il reperto è valutato tra 800mila e 1,2 milioni di dollari. Nella sezione delle antichità egizie, infine, una testa di ufficiale in diorite datata alla XXX Dinastia (380-343 a.C.) è quotata 500-700mila dollari.
Il catalogo della vendita di Sotheby’s New York dell’11 giugno contiene un capolavoro scultoreo della Roma imperiale raffigurante tre satiri che lottano contro un serpente, dall’antico e nobile pedigree: appartenne a Lorenzo de’ Medici. Assolutamente fresco per il mercato (è dal 1857 di proprietà di una famiglia austriaca, che l’ha consegnato ora alla casa d’aste anglosassone per la vendita), il gruppo marmoreo, datato intorno al I secolo d.C., è ben conosciuto dalla critica (la scheda in catalogo reca una bibliografia ricca di ben quaranta voci). Venne rinvenuto all’inizio del 1489 nei giardini del convento di San Lorenzo in Panisperna a Roma, sul Viminale, dall’antiquario Giovanni Ciampolini. La scultura venne acquistata presso il mercante da due emissari di Lorenzo il Magnifico a Roma, il banchiere Nofri Tornabuoni e Luigi da Barberino, che in una lettera al Magnifico descrive l’opera come «tre… fauni in sur uno piano, chè e lungho circha a due braccia quasi, che l’uno tocha l’altro, e sono ginocchioni; el terzo è in mezzo di loro, quasi a diacere, e una serpe chombatte chon loro et àgli cinti tutti et tre». Dopo la dispersione della collezione di Lorenzo de’ Medici, avvenuta poco dopo la sua morte, non si hanno più notizie della scultura, che riappare a metà del XIX secolo in una collezione dalmata, presso cui lo acquistò la famiglia che ora lo mette in vendita. La stima del lotto oscilla tra 300 e 500mila dollari. La stessa famiglia austriaca mette in vendita un torso marmoreo di imperatore di epoca giulio-claudia (prima metà del I secolo d.C.) dalla ricca decorazione scolpita, che acquistò a metà Ottocento dalla stessa fonte dalmata. Questo pezzo è stimato tra 800mila e 1,2 milioni di dollari.

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Vittorio Bertello, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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