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Antiquari

Londra

Giugno antiquariale: tutto un altro panorama

Sparite la Sculpture Week e la Grosvenor Fair, è in programma una serie di fiere nuove o parzialmente nuove

Un albarello del 1510-15 dell’Italia Centrale (Faenza o Castelli) in mostra da Lukacs & Donath ad Art Antiques London

londra. Mentre il mercato dell’arte all’asta ha fatto registrare a New York risultati oltre le più rosee aspettative (cfr. articolo nella sezione Aste), il giugno londinese, consueto termometro del mercato antiquario, testa la liquidità e l’appetito dei compratori con un panorama di fiere estremamente cambiato rispetto a quello del 2009. Già l’anno scorso la Sculpture Week era stata cancellata e la Grosvenor House Art and Antiques Fair annunciava, due settimane dopo la fine dell’edizione di giugno, la chiusura definitiva (cfr. n. 290, set. ’09, p. 58). Vediamo come si presenta questa stagione.
Si comincia con l’Antiquarian Book Fair, una delle poche superstiti (anche nella sua ragione sociale) rispetto allo scorso anno. Arrivata alla 53ma edizione, la fiera si tiene all’Olympia Exhibition Centre dal 3 al 5 giugno. Vi si daranno convegno quest’anno oltre 150 espositori, nessuno dei quali italiano.
Riguarda il medio settore, e si rivolge a un pubblico britannico, dal 3 al 6 giugno, la West London Art & Antiques Fair, con 60 espositori, alla Kensington Town Hall. Ma in zona l’appuntamento di rilievo del giugno londinese, quello con la fiera di Olympia, ha cambiato nome: si chiama ora Lifaf (London International Fine Art Fair) Olympia, si tiene tra il 4 e il 13 giugno nei padiglioni di Hammersmith Road e nasce dalla collaborazione tra le due società di organizzazione di mostre Clarion Events e Ifae, la società dei coniugi Lester. Fra i 150 espositori previsti, cinque gli antiquari italiani: Paolo Antonacci di Roma (alla sua prima adesione), Phidias Antiques di Reggio Emilia, altra matricola, il «multinazionale» (Firenze-Londra-New York) Fabrizio Moretti, gli angloitaliani Robilant+Voena (Milano-Londra) e il gioielliere milanese Sabbadini. La neonata manifestazione si avvale di un comitato per il vetting di circa 200 esperti e si distingue per efficienza organizzativa: alla fine di ogni giorno le opere vendute verranno sistematicamente tolte dall’esposizione e rimpiazzate da nuove, esaminate in tempo reale dal committee preposto entro le 11 di mattina. È interessante l’indicazione riportata sul sito della fiera per le opere d’arte contemporanea. Gli artisti e le loro opere sono ben accetti solo se: a) sono internazionalmente riconosciuti e affermati; b) sono presenti in musei o collezioni internazionali; c) appartengono a riconosciute scuole d’arte e la datazione loro attribuita è plausibile; d) hanno un valore di mercato dimostrabile; e) sono presenti nella letteratura corrente di settore.
Al Park Lane Hotel (nella sala da ballo Art Déco), dal 9 al 12 giugno, cinquanta gallerie internazionali (sette statunitensi e dieci tra russe, georgiane, cinesi, tedesche e svedesi) danno vita alla seconda edizione della Russian, Eastern and Oriental Fine Art Fair.
I coniugi Brian e Anna Haughton hanno integrato l’International Ceramics Fair & Seminar, di cui curavano l’organizzazione (Brian Haughton, come antiquario specializzato in ceramiche, vi giocava due volte «in casa») in un’entità fieristica più grande, Art Antiques London, che si tiene dal 9 al 16 giugno in una sede realizzata appositamente, i padiglioni situati proprio di fronte alla Royal Albert Hall. Le specialità contemplate sono le più tradizionali dell’antiquariato europeo: arredi, dipinti, gioielli, orologi, tessuti, argenti, ceramiche, libri e oggetti d’arte contemporanei. Tra i pezzi forti in mostra, una caffettiera con coperchio in porcellana di Böttger (da Brian Haughton); una figura di Arlecchina di Doccia datata intorno al 1750, da E. & H. Manners (Londra); un albarello del 1510-15 ca dell’Italia Centrale (Faenza o Castelli) dall’unico italiano presente, il romano Lukacs & Donath; un acquarello di Edward Lear, «I cedri del Libano», da Lowell Libson (Londra); una serie di sei sedie per una sala da tè progettate da Charles Rennie Mackintosh da H. Blairman & Sons (Londra); un incensiere («koro») giapponese da Laura Bordignon (Londra); e un paravento giapponese di metà XVI secolo da Hiroshi Yanagi Oriental Art di Kyoto, espositore giapponese in una fiera molto «inglese»: dei 60 antiquari presenti, 53 sono britannici.
Masterpiece 2010 London, la fiera di alto segmento del mercato annunciata già lo scorso anno, che sulle prime pareva avesse trovato sede nei Royal Hospital Gardens (attuale sede del Chelsea Flower Show), si terrà invece sempre in quella zona, nei Former Chelsea Barracks, dal 24 al 29 giugno. Tra gli espositori (nessun italiano), Agnew’s (dipinti antichi), Cahn International (reperti archeologici), Cohen & Cohen (porcellane e oggetti cinesi), Dickinson (dipinti antichi, moderni e contemporanei), Michael Goedhuis (arte cinese e asiatica), Bernard Shapero Rare Books (libri), Steinitz (arredi europei), Tomasso Brothers (scultura, dipinti e arredi). La fiera è aperta anche a settori «atipici» come i vini e le automobili d’epoca.
Dal 3 al 9 luglio, infine, in corrispondenza con le vendite londinesi di pittura antica, 25 importanti gallerie di settore (tra cui anche Moretti e Robilant+Voena) terranno una Master Paintings Week e Master Drawings London, mostre commerciali simultanee che esprimeranno la «potenza di fuoco» della capitale londinese come piazza internazionale dell’arte nel settore degli Old Masters.

© Riproduzione riservata

Vittorio Bertello, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


  • Un trittico di Jacopo di Cione (attivo 1365-98) presentato da Fabrizio Moretti a «Master Paintings»
  • «Tramonto a Capri» di Hermann David Salomon Corrodi, portato a Lifaf a Londra da Paolo Antonacci

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