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Carrara

McCarthy vuole lasciarci di marmo

33 contemporanei nell’era del postmonumento alla Biennale di Carrara

Maurizio Cattelan. Foto di Valerio E. Brambilla

Carrara. La XIV edizione della Biennale Internazionale di Scultura di Carrara, che si apre in varie sedi cittadine dal 26 giugno al 31 ottobre a cura di Fabio Cavallucci, si presenta completamente rinnovata. Si parte da una sezione storica, dedicata agli scultori che hanno utilizzato il marmo, e si arriva a 33 artisti contemporanei, chiamati a realizzare opere sul tema «Post-monument» che dà il titolo alla mostra, e suggestionati dallo scenario geologico e storico delle Apuane: da Cai Guo-Qiang, che in quei luoghi ha letto nessi tra l’essenzialità estetica delle cave di marmo e la filosofia orientale del feng shui, a Cyprien Gaillard, da Carl Andre a Maurizio Cattelan. Quest’ultimo vuole sostituire il monumento a Mazzini con uno dedicato a Bettino Craxi (a Milano, intanto, ha ottenuto dal Sindaco il nullaosta per erigere davanti al Palazzo della Borsa l’immagine di un dito medio alzato proprio sopra all’immagine della Borsa di Milano). E ancora Monica Bonvicini, Santiago Sierra, Damián Ortega, Paul McCarthy (che scolpirebbe un gigantesco escremento), Antony Gormley a Urs Fischer. In questa cittadina di tradizione anarchica la lavorazione del marmo è sempre stata sia fonte di ricchezza e prestigio, sia causa di sciagure sul lavoro. Carrara è stata però segnata dal destino di decadenza di quel materiale, legato alla scultura tradizionale. Questa edizione della Biennale ha dunque il suo fil rouge nella riflessione sul monumento che, dopo esser stato protagonista delle ideologie ottocentesche, poi osteggiato in quanto simbolo del potere, ma anche al centro del rovello di Arturo Martini e di tanta parte della scultura novecentesca, torna a rappresentare una nuova fonte d’interesse nello scenario attuale, non esente dal ritorno alla monumentalità dell’opera e alla riscoperta del suo valore civile. A sottolineare quel percorso storico sono artisti quali Bistolfi, Andreotti, Martini, Wildt, Melotti e Fontana, del quale è stato ricostruito in forma tridimensionale il modello digitale della perduta «Vittoria», l’enorme scultura di gesso bianco realizzata per la Sala della Vittoria alla VI Triennale di Milano, in una scenografia monumentale di Edoardo Persico. Vi sono anche esemplari originali di realismo socialista, con i ritratti realizzati dallo scultore ufficiale cinese Liu Kaiqu e dalla polacca Alina Szapocznikow.
© Riproduzione riservata

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


  • Giorgio Andreotta Calò. Foto di Valerio E. Brambilla
  • Cai Guo-Qiang. Foto di Valerio E. Brambilla
  • Antony Gormley. Foto di Valerio E. Brambilla
  • Carlos Bunga. Foto di Valerio E. Brambilla
  • Huma Bhabha. Foto di Valerio E. Brambilla

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