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Madrid

Ritratto di signora

Il Museo Thyssen-Bornemisza parte dal suo capolavoro di Ghirlandaio per una mostra sul Rinascimento fiorentino

Piero del Pollaiolo, «Ritratto di donna di profilo», 1475, New York, Metropolitan Museum

Madrid. Il ritratto della nobildonna Giovanna degli Albizzi Tornabuoni, realizzato da Domenico Ghirlandaio fra il 1489 e il 1490, è conservato al Museo Thyssen-Bornemisza, che dal 23 giugno al 10 ottobre presenta la mostra «Ghirlandaio e il Rinascimento a Firenze». La celebre icona su tavola ci conduce nel primo Rinascimento per gettare uno sguardo sulla quotidianità nella città dell’Arno durante il XV secolo, dai rapporti sociali e commerciali alle fedi religiose, alla vita domestica. La raccontano opere di Pollaiolo, Botticelli, Verrocchio, Filippo e Filippino Lippi, oltre al Ghirlandaio e ad altri maestri fiorentini. Mettendo in luce il genere del ritratto, il tema dell’amore e del matrimonio oltre all’iconografia religiosa, la rassegna sfoggia 60 opere tra dipinti e sculture, disegni, manoscritti miniati, medaglie e altri oggetti. La tavola di Ghirlandaio è l’unico ritratto del XV secolo arrivato ai giorni nostri di cui si conosca l’ubicazione originale e alcuni particolari raffigurati (i gioielli o il libro delle ore) rimandano a momenti cruciali della vita della giovane dama, a partire dal suo matrimonio, uno dei più ripresi dall’arte. Nata nel 1468 da una delle famiglie più in vista di Firenze, Giovanna degli Albizzi nel 1486 sposa, in una cerimonia sforzosa, il giovanissimo Lorenzo, appartenente alla nobile casata dei Tornabuoni e imparentato con i Medici. L’unione fu interrotta prematuramente dalla morte di Giovanna, incinta del secondo figlio. Fu allora che lo sconsolato vedovo ordina al maestro della borghesia fiorentina, Domenico Ghirlandaio, un ritratto della sua amata, che ne riflettesse anche la bellezza interiore: «Magari potesse l’arte riprodurre il carattere e lo spirito! In tutta la terra non si troverebbe un quadro più bello» si legge sul cartellino scritto dal pittore stesso sul dipinto. Tratta da un epigramma di Marziale, la scritta prova che per quella committenza Ghirlandaio adoperò al massimo le sue abilità artistiche. Indubbiamente il «Ritratto di Giovanna degli Albizzi Tornabuoni», sebbene rappresenti un modello meno frequente all’epoca per quel profilo ispirato ai canoni dell’antichità classica, costituisce uno dei migliori esempi di ritratto della fine del Quattrocento, quando nell’alta società trionfava il mezzo profilo o il tre quarti di influsso fiammingo.

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Carmen del Vando Blanco, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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