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Mostre

Berlino

Una Biennale tra realtà e realismo

Faccia a faccia con il presente nella mostra curata da Kathrin Rhomberg, che parte dall’Ottocento, limita a 45 gli artisti e lascia a casa le star

Kathrin Rhomberg. Foto Manfred Unger 2009

Berlino. Nella sesta Biennale d’arte contemporanea di Berlino, aperta dall’11 giugno all’8 agosto, le opere proposte documentano l’approccio dei diversi artisti alla «realtà», compreso, spiega la curatrice Kathrin Rhomberg, «l’arsenale immaginario dei mass media e del consumismo». In diverse sedi della città, 45 artisti internazionali (nessuno dei quali è italiano) propongono il loro punto di vista sull’argomento. La Rhomberg concepisce la seconda metà del XIX secolo come complemento storico del presente, e per questo propone presso la Alte Nationalgalerie una retrospettiva di quaranta opere del pittore realista tedesco Adolph Menzel (1815-1905), la cui vita è stata strettamente associata alla storia e allo sviluppo della città di Berlino. I quadri di Menzel vengono accostati alle immagini del fotografo tedesco Michael Schmidt; il materiale appartiene alla serie «Frauen» (1997-99). «Il realismo di Menzel può essere molto utile per il presente, ma non voglio aprire un dibattito su questo argomento, precisa la curatrice. In anni recenti, il XX secolo è stato, quanto meno in Occidente, al centro di molte mostre, ma ritengo che ci siano stati cambiamenti radicali analoghi anche nella seconda metà del XIX secolo. In un certo qual modo la rivoluzione industriale corrisponde a quella che oggi chiamiamo rivoluzione tecnologica. Le implicazioni per gli individui sono paragonabili a quelle della prima industrializzazione». «Artists Beyond», preludio alla Biennale, finanziato dalla Commissione Europea, ha presentato gli artisti nei loro studi intenti alla preparazione di opere per la mostra, offrendo una panoramica inedita sul loro lavoro. La Rhomberg, che ha curato il padiglione della Repubblica Ceca e della Slovacchia alla 53ma Biennale di Venezia, ha coinvolto in questo preview sette artisti europei: Mark Boulos, Phil Collins, Marcus Geiger, Nilbar Güres, Petrit Halilaj, Thomas Locher e Marie Voignier. «Real Players», in programma per i primi di giugno, è il terzo work-shop per circa 12 giovani curatori, promosso dal KW Instituto per l’arte contemporanea (sede principale della Biennale), con il sostegno del Goethe Institut di Monaco, dell’Allianz Kulturstiftung e della Bmw. Il programma, che consiste in seminari, dibattiti e visite a studi d’artista, offre ai partecipanti l’opportunità di incontrare i migliori curatori a livello internazionale.

Il futuro è a Ovest
Per la sua Biennale la Rhomberg ha puntato su un ristretto numero di artisti, scelti tra diverse generazioni, senza imporre loro linee tematiche troppo rigide. Molti non sono ancora molto conosciuti, ma la curatrice ha lavorato in passato con la maggior parte di essi, come Cameron Jamie, Gedi Sibony e Ion Grigorescu. Per la prima volta dalla prima edizione della biennale, parte dell’attenzione è dedicata a Berlino Ovest. «La zona occidentale della città è stata protagonista di un incredibile processo di trasformazione, sostiene la curatrice. Il quartiere Kreuzberg (tra le altre sedi della rassegna, insieme a Dresdner Straße e Kohlfurter Straße, Ndr) con il suo carattere fortemente connotato dall’immigrazione, riflette il futuro della società europea». La Biennale rispecchia questa evoluzione, con mostre in sedi insolite e dimenticate: Cameron Jamie espone in un’officina alla stazione della metropolitana di Mehringdamm mentre in Oranienburg Straße l’austriaco Hans Schabus presenta indizi di vita privata attraverso un patchwork di tappeti provenienti da appartamenti berlinesi. Petrit Halilaj, la cui casa a Pristina è stata distrutta nella guerra del Kosovo, presenta nell’edificio del Kw la struttura della sua abitazione attraverso schizzi, sculture, video e disegni di bambini. Le opere interagiscono tra loro. «Questo dialogo dovrebbe aprire la possibilità a nuove esperienze, conclude la Rhomberg. Ci sono molti elementi della mostra che hanno a che fare con l’incertezza, un aspetto peculiare della nostra epoca: è ancora possibile immaginare un futuro, e se sì come? Vogliamo provare a dar vita a una visione del mondo attraverso una percezione diversa. La domanda è: come possiamo elaborare nuovi concetti e nuovi strumenti per accedere al presente?». Il budget della mostra si aggira sui 3 milioni di euro, 2,5 milioni dei quali finanziati dalla Bundeskulturstiftung.

© Riproduzione riservata

Rita Pokorny, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


  • «Unknown Sports» (2009), un’opera di Nilbar Güres. Cortesia dell'artista

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