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L'Italia in vendita

Le alienazioni da parte degli Enti locali sono diffuse e poco controllabili, fortemente incoraggiate dai mancati introiti dell’Ici e dalla carenza sempre maggiore di liquidità

La seicentesca Villa della Regina, immersa nel suo parco sulla collina torinese (immagine tratta da «Le Residenze Sabaude», Allemandi, 2009)

roma. Sono da tempo in corso procedure di vendita di beni dello Stato, del Ministero della Difesa e degli Enti locali, spesso prive di un monitoraggio chiaro e costante. Prossimamente questa situazione sarà ulteriormente complicata dal cosiddetto «federalismo demaniale» in via di approvazione, ossia dal passaggio di molti beni, di vario tipo, dallo Stato ai Comuni. I dubbi espressi da più parti riguardano il fatto che questo trasferimento possa davvero rendere più efficiente la gestione dei beni pubblici o non accresca, invece, le difficoltà della tutela, vista l’estrema difficoltà del monitoraggio.
In base alla legge 133/2008 (art. 58), gli Enti locali allegano all’annuale bilancio previsionale il «Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari». Si prevede cioè che ciascun ente elabori un elenco dei «singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione». L’inserimento in questi elenchi ha due conseguenze immediate: la classificazione come patrimonio disponibile e la conseguente automatica «variante allo strumento urbanistico generale».
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Denise La Monica, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010

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