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L’arte salva dall’inflazione?

In un contesto mondiale di turbolenze finanziarie, gli investitori di Wall Street si rivolgono all’arte come a un settore di beni rifugio che ha funzionato meglio dei prodotti finanziari

La sala della Christie’s a New York il 4 maggio durante la vendita di «Nu au plateau de sculpteur» di Pablo Picasso, che da quel giorno è l’opera più cara mai pagata in una vendita all’asta: 106,5 milioni di dollari (cioè 81,4 milioni di euro)

Dal 4 al 13 maggio le case d’asta anglosassoni hanno venduto, nelle loro aste serali di arte impressionista, moderna e contemporanea, opere d’arte per un totale di 1,1 miliardi di dollari. Si tratta del loro risultato migliore degli ultimi due anni.
new york. Nonostante le incertezze dei mercati finanziari globali, un mix internazionale di collezionisti si è dato battaglia senza esclusione di colpi durante la sessione delle aste di maggio di New York. In due settimane si sono vendute opere per più di 1,1 miliardi di dollari (circa 850 milioni di euro). Un buon segnale di ripresa (rilanci vivaci, nuovi record d’artista e qualche applauso in sala), con le case d’asta (Sotheby’s, Christie’s e, per il contemporaneo, anche Phillips de Pury)che realizzavano i risultati migliori degli ultimi due anni. «Il mercato è senza dubbio vivo», ha dichiarato il consulente d’arte newyorkese Sandy Heller. «Sta tornando ad essere competitivo». Le vendite impressioniste hanno attirato acquirenti da tutto il mondo, soprattutto dai Paesi emergenti dell’Asia.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Lindsay Pollock, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010

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