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Editoriale

Pane, carta, bulloni, fiori e arte

A scorrere i risultati delle aste di maggio a New York la sensazione è che i motivi per comperare arte contemporanea in un mondo toccato in più ambiti dalla crisi economica siano saldi e forti. Nell’asta del 12 maggio, su 53 lotti offerti da Sotheby’s, solo 3 non sono stati venduti e il totale delle 50 vendite ha sfiorato i 190 milioni di dollari. Sono stati almeno in sei a contendersi l’autoritratto del 1986 di Andy Warhol, che alla fine è stato venduto a 32.562.500, una cifra ben al di sopra della stima di 10-15 milioni con cui era stato presentato. Da Christie’s, i risultati ottenuti sono ancora superiori. E sono altri 232 milioni di dollari.
Per non parlare del Picasso «Nu au plateau de sculpteur» venduto pochi giorni prima a 106.482.500 dollari. Le cifre sono, come da un po’ di anni ci siamo abituati e vedere, comunque da capogiro. Anche se è evidente che dal punto di vista delle quantità, se valutate rispetto agli scambi in un mercato globale come è quello dell’arte contemporanea, potrebbero essere considerate irrilevanti.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Giovanna Segre, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010


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