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Venezia

La collezione «privata» fa rimpiangere le mostre «pubbliche»

Scontento per la gestione di Palazzo Grassi (e ora anche di Punta della Dogana): lontane le rassegne di successo della gestione Fiat, ora sono contenitori delle opere d’arte contemporanea del miliardario francese

Franco Miracco

venezia. Aspettando Pinault. L’imprenditore e collezionista francese proprietario di Palazzo Grassi e ora concessionario della Punta della Dogana (entrambi ricevuti dal Comune di Venezia per svolgervi attività espositive) ormai ha deciso. A differenza della Fiat, che lo aveva preceduto nella gestione di Palazzo Grassi, prima di venderlo proprio al Comune, dopo la morte dell’avvocato Gianni Agnelli, limiterà l’uso dei due «contenitori» alla sua collezione d’arte contemporanea. E la varierà solo ogni due anni, in concomitanza con la Biennale Arti Visive, per sfruttarne, evidentemente, anche l’effetto vetrina. Bisognerà aspettare dunque sino al giugno 2011 per vedere il riallestimento di «Mapping the Studio», la doppia mostra aperta dal giugno scorso a Palazzo Grassi e alla Punta della Dogana, basata appunto sulla sua raccolta. François Pinault lo ha detto chiaramente poche settimane fa anche ai membri del comitato scientifico della Punta della Dogana: il presidente Marino Folin, già rettore di Architettura a Venezia, i critici Carlos Basualdo e Angela Vettese, gli storici dell'arte Giuseppe Barbieri e Giandomenico Romanelli, direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia. Mancava soltanto Achille Bonito Oliva, che fu anche arbitro nella gara tra Palazzo Grassi e la Fondazione Guggenheim per l’assegnazione a una delle due collezioni della Punta della Dogana (cfr. n. 265, mag. ’07, p. 6). Proprio Philip Rylands, direttore della Peggy Guggenheim Collection di Venezia, giudica con distacco la scelta di Pinault. «Certamente, spiega, con una mostra che cambia solo ogni due anni non ci si possono aspettare le code di visitatori a Palazzo Grassi o alla Dogana, ma quella di Pinault è comunque una presenza positiva per Venezia. Certo, noi avremmo gestito diversamente quello spazio, con una rotazione periodica di mostre, pur sempre basate in larga parte sulle nostre collezioni, ma il Comune non ha ritenuto di accettare la nostra impostazione». E se il sindaco uscente Massimo Cacciari ha definito, anche di recente, «deliranti» le critiche a Pinault (dopo avergli concesso la cittadinanza onoraria ed esaltato il recupero di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, affidato alle abili mani minimaliste dell’architetto giapponese Tadao Ando), non c’è dubbio che gli accordi presi al momento dell’acquisizione dei due contenitori da parte del miliardario francese fossero diversi.
Acquistando nel 2005 dal Comune (attraverso il Casinò) l’80 per cento di Palazzo Grassi, Pinault si era impegnato a svolgere una regolare attività espositiva, al di là della sua collezione, in linea con la precedente gestione della Fiat. Fissato anche, oltre al contemporaneo, un ciclo di mostre archeologiche sui confronti di civiltà, aperto da «Roma e i Barbari» (cfr. «Vernissage», n. 88, dic. ’07, p. 6; l’unica che ha visto finora la luce) e che avrebbe poi dovuto vedere anche quelle sul rapporto tra Cristianesimo e Islam, sul Nuovo Mondo, sul rapporto tra Oriente e Occidente e infine su quello con il Sud del Mondo, dall’Africa all’Oceania. Ma nei programmi veneziani di Pinault, c’è solo la Collezione Pinault. «Ma davvero, commenta Franco Miracco, già portavoce del presidente uscente della Regione Veneto Giancarlo Galan, che affiancava la cordata Guggenheim, il museo d’arte contemporanea voluto dal Comune alla Dogana è solo la collezione Pinault? Non serviva allora una gara per deciderlo. La verità è che monsieur Pinault è anche il proprietario di Christie’s, e la Dogana e Palazzo Grassi, in occasione della Biennale Arte, sono straordinarie vetrine per i pezzi della sua collezione. Ma non sono case d’aste e questo non è l’interesse della città».
Molto critico, ma soprattutto con la città, è anche Vittorio Sgarbi, neocommissario del Padiglione italiano alla Biennale Arti Visive del prossimo anno. «Venezia ha perso la sua occasione, spiega Sgarbi, quando ha rinunciato a ospitare a Palazzo Grassi la collezione Terruzzi, poi rifiutata per quella Pinault. Avrebbe creato uno straordinario pendant con il Museo del Settecento di  Ca' Rezzonico, dall’altra parte del Canal Grande, integrando la sua raccolta con i Canaletto, i Bellotto e i Tiepolo di Terruzzi. Questi avrebbe lasciato un piano del palazzo a disposizione delle mostre e Pinault avrebbe comunque potuto trovare spazio alla Dogana. Ma si è scelto di dare tutto a lui e nessuno mi convincerà che i Koons e i Cattelan siano migliori dei Canaletto e dei Tiepolo. Per questo, nel Padiglione italiano del prossimo anno, alla Biennale, esporrò solo un’opera di Mantegna. Vedremo quanti invece sceglieranno Cattelan».
Intanto Palazzo Grassi resta acefalo, avendo perso in pochi anni i due direttori scelti da Pinault. Jean-Jacques Aillagon, già ministro della Cultura francese, è emigrato alla presidenza dello château de Versailles alla metà del 2007, prima ancora dell’inaugurazione di «Roma e i Barbari», la mostra da lui curata. Costata però circa 5 milioni di euro, troppi per il proprietario di Palazzo Grassi. Capita l’antifona e di fronte a una prestigiosa offerta come quella di Versailles, Aillagon ha elegantemente fatto un passo indietro, suggerendo al suo posto Monique Veaute, manager francese della cultura e dello spettacolo. Ma madame Veaute ha retto solo sino al novembre scorso, quando, conclusa l’operazione Punta della Dogana, Pinault l’ha velocemente rimossa (cfr. n. 293, dic. ’09, p. 4). Per la «manutenzione» culturale della sua collezione basta e avanza lo staff di Palazzo Grassi, e con le mostre «fai da te» e diluite nel tempo i conti migliorano. Palazzo Grassi ha chiuso il bilancio 2009 con un passivo di circa un milione e 700 mila euro. Era stato di circa 3,6 milioni nel 2008 e di oltre 6 milioni di euro l’anno prima. Per questo di un nuovo direttore per ora non si parla e le uniche attività sono state personalmente programmate da Pinault con il comitato di Punta della Dogana, come spiega il suo presidente Marino Folin. «Oltre al ciclo di incontri “L’opera parla”, legato ai pezzi della collezione esposti, spiega, saranno programmati anche “Incontri di boxe” che metteranno di fronte personaggi del mondo dell’arte, dell’architettura o della filosofia di diverso parere. Vorremmo anche avviare da settembre le “Notti bianche” nei musei della città». Allo studio un Premio Pinault per un artista emergente e avviata una cattedra Pinault nella Facoltà di Architettura affidata a un giovane artista (primo della serie, Francesco Vezzoli). Perché per la sua autocelebrazione, al miliardario collezionista, lo spazio scenico di Venezia va benissimo.

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Enrico Tantucci, da Il Giornale dell'Arte numero 298, maggio 2010


  • Massimo Cacciari
  • Philip Rylands
  • Vittorio Sgarbi
  • Monique Veaute
  • Una veduta aerea di Punta della Dogana a Venezia
  • François Pinault
  • Marino Folin
  • Jean-Jacques Aillagon
  • Particolare del «Ragazzo con la rana» di Charles Ray a Punta della Dogana, motivo di polemiche

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