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Shanghai: fiat Expo

34 miliardi l'investimento stimato per tramutare in evento epocale l’Esposizione Universale (ma si dimentica che la città è il cuore dell’arte contemporanea cinese)

«Aiuole (Prato)», un’opera di Massimo Bartolini allestita all’Expo di Shanghai

Shanghai. L’Expo Shanghai, in programma dal primo maggio al 31 ottobre, è un evento imponente: sono previsti 100 milioni di visitatori e più di 20mila appuntamenti collaterali. La World Expo si tiene ogni quattro anni e le autorità sperano che l’edizione di Shanghai sia ricordata come un evento grandioso nella storia dell’umanità, la prima Esposizione Universale in un Paese in via di sviluppo. Non sono disponibili dati ufficiali, ma lo Shanghai Foreign Correspondent’s Club ha stimato un investimento totale di circa 34 miliardi di euro. Il padiglione più costoso, accanto al cinese, è quello dell’Arabia Saudita, costato 90 milioni di euro. L’Expo ha sede in un grande complesso che si sviluppa sulle due rive del fiume Huangpu, per la cui costruzione è stato necessario demolire cantieri navali, acciaierie e alcune aree residenziali. Alla vigilia dell’inaugurazione molti Paesi non hanno ancora deciso quale sarà il contenuto dei loro padiglioni, a causa di cambiamenti dell’ultimo minuto. La Francia, ad esempio, avrebbe deciso di chiamare Daniel Buren solo un mese prima dell’apertura ufficiale. «Italian Genius Now. Casa dolce casa» è il titolo della mostra curata da Marco Bazzini e organizzata dal Centro per l’arte contemporanea «Luigi Pecci» di Prato. Di tema ecologico e archiettonico, la rassegna è introdotta da un video di Superstudio dal titolo «Supersuperficie/Vita». Gli artisti scelti sono Massimo Bartolini, Paolo Canevari, Alice Cattaneo, Loris Cecchini, Francesco De Grandi, Michael Fliri, Tancredi Mangano e Gianni Pettena.

In viaggio con la sirenetta
Molti importanti artisti cinesi e internazionali presentano progetti nell’ambito dell’Expo vera e propria o in altre location in città. Ding Ynm, uno dei pittori astratti più conosciuti di Shanghai, ha creato una scultura per il padiglione cinese. Ai Weiwei, ad esempio, sta filmando il viaggio e il soggiorno della Sirenetta che dalla Danimarca è partita alla volta del padiglione danese. Yue Mingjun espone nuovi dipinti nella galleria Three on the Bund, seguito da una mostra di Anish Kapoor. A Cai Guo Qiang è invece dedicata la mostra inaugurale al Rockbound Art Museum, mentre Gu Wenda presenta il suo «Green Calligraphy Landscape Art Project», un imponente progetto edilizio nella periferia della città. Il 23 ottobre si inaugurerà l’ottava edizione della Biennale di Shanghai che, secondo il curatore Gao Shiming, ha in programma una serie di «prove generali», per ora segrete, nei giorni dell’Expo, durante i quali il Museo Minsheng Bank Art si apre al pubblico con una mostra dedicata all’arte cinese contemporanea. La sede dell’Expo ospita anche una mostra di scultura internazionale nell’Expo Boulevard, con nomi di spicco, tra i quali Jeff Koons.
Karen Smith, che vive a Pechino, ha curato con il fotografo H.S. Liu una mostra per lo Shanghai Corporate Pavilion, dedicata alla storia della città dagli anni Quaranta dell’Ottocento a oggi. La Smith ha dichiarato di non aver subito nessuna censura sulle immagini scelte, che hanno anzi incontrato il favore dei funzionari locali.
Ma gli artisti e la scena artistica locali sono stati lasciati da parte dagli organizzatori dell’Expo, interessati più che altro ad assicurarsi la presenza di noti ballerini e cantanti per i 20mila eventi collaterali. Ren Xiang Yi dello Shanghai Expo Events Department ha spiegato che ci saranno diciotto diverse categorie di eventi, molti dei quali prevedono la partecipazione di artisti e performer stranieri. «Sono previsti 30 spazi per questi appuntamenti, e 223 padiglioni», ha dichiarato.

La città cancellata
Gli artisti e le gallerie locali saranno impegnati in programmi indipendenti, al di fuori dal circuito ufficiale. Il critico d’arte Lisa Moevius, che vive da molti anni a Shanghai, ha dichiarato: «La programmazione artistica dell’Expo è un misto di società e soggetti ufficiali e non, ma nessuno è attivo sulla scena artistica della città. Gli organizzatori adorano incondizionatamente tutto ciò che è famoso e viene dall’estero e hanno accantonato i nomi locali di cui, per loro stessa ammissione, non hanno mai sentito parlare, e che quindi non hanno un seguito. Gli organizzatori dell’Expo, come i membri dello Shanghai Cultural Bureau e dell’amministrazione comunale, prosegue la Moevius, provengono in prevalenza da fuori Shanghai e sono tutti burocrati senza un rapporto dinamico con la vibrante cultura locale, che sia d’avanguardia o tradizionale. L’atteggiamento dell’Expo nel complesso è quello di considerare Shanghai una pagina bianca, un terreno di prova, dimenticando che questa città ha i suoi abitanti e una cultura ricca e unica».
Gli eventi locali comprendono le due mostre-mercato ShContemporary dal 9 al 12 settembre, e Shanghai Art Fair, che apre un giorno prima, oltre a un nutrito programma di mostre nelle gallerie private. Shanghart, la principale galleria della città, aprirà il suo nuovo magazzino, degno di un museo, con opere dei primi anni ’90. Inoltre la sede centrale della galleria ospita  dal 21 maggio al 21 giugno una nuova opera, «Ten Thousand Waves» (anche alla Biennale di Sydney) di Isaac Julien, e sarà la prima personale di un artista straniero per la galleria. I due principali distretti artistici di Shanghai, Morganshan road 798 e Weihai road 696, partecipano agli eventi del programma International Artists Day, e un centinaio di artisti aprono i loro studi per due weekend nel mese di maggio. In città si sono affermati molti artisti contemporanei, tra i quali Yang Fudong, Zhou Tiehai e Xu Zhen.  Altri, come Zhang Huan e Mi Qiu vi si sono trasferiti. Come spiega Lisa Moevius, «i migliori artisti locali traggono ispirazione dalla realtà urbana locale e quotidiana, ma i consumatori d’arte sono interessati alla pretestuosa pittura neocinese, realizzata in gran parte a Pechino, e a Shanghai applicano il trito luogo comune di “città del futuro dal passato decadente”. Questo atteggiamento va a braccetto con il flusso di denaro dei grandi musei che vogliono le star dell’arte, perché per loro i nuovi talenti sono troppo nebulosi. Idealmente potremmo averli entrambi, ma fintanto che l’arte non godrà della considerazione dei grandi nomi stranieri, i giovani e interessanti talenti della città continueranno a essere schiacciati».
© Riproduzione riservata

Chris Gill , edizione online, 30 aprile 2010


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