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Restauro

Auschwitz

Restauro antirevisionista

Occorrono 120 milioni di euro per non dimenticare

«Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi): l’insegna posta all’ingresso del campo è stata rubata nella notte tra il 17 e il 18 dicembre 2009 e poi rinvenuta pochi giorni dopo, spaccata in tre pezzi, nel nord della Polonia

auschwitz (cracovia). Mentre a Gerusalemme sono stati presentati il 25 gennaio presso lo Yad Vashem i progetti del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau risalenti all’autunno del 1941, ritrovati in un appartamento abbandonato di Berlino e acquistati da Axel Springer, editore del quotidiano «Bild», nel sito polacco si lavora per tramandare ai posteri quanto rimane di quelle costruzioni. Ma non solo: per conservare tutte le testimonianze materiali del più grande campo di sterminio nazista (vi morirono 1,1 milioni di persone) ci vogliono 120 milioni di euro. Per fornire di tale fondo di dotazione la Fondazione istituita a tale scopo, il primo ministro polacco Donald Tusk ha lanciato un appello ai Governi di Europa e America. Ad oggi i maggiori donatori sono il governo federale tedesco, che ha stanziato un milione di euro, e la Ronald S. Lauder Foundation di New York, ma il contributo internazionale rimane comunque sorprendentemente basso. Auschwitz-Birkenau è costituito da due siti principali appena fuori la città di Os´wie¸cim, 50 chilometri a ovest di Cracovia (Auschwitz I era il campo originario, mentre Auschwitz II a Birkenau divenne successivamente il più grande centro di sterminio).
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Martin Bailey, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010

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