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Restauro

Vercelli

L’emozione è sempre quella della prima volta

Sotto vari strati di scialbo Pinin Brambilla Barcilon ha scoperto uno straordinario ciclo di affreschi del 400 nell’ex chiesa di San Marco

Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli

vercelli. Si potrebbe pensare che per chi, come lei, ha restaurato l’«Ultima Cena» di Leonardo o la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, ogni nuovo intervento altro non sia che routine. Ma Pinin Brambilla Barcilon non sa trattenere l’emozione quando parla di uno degli ultimi lavori da lei condotti nella sua veste di direttore dei laboratori di restauro del Ccr-Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, quello che, su incarico del Comune di Vercelli (del sindaco Andrea Corsaro affiancato dall’architetto Liliana Patriarca) e sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte, l’ha vista lavorare, con diversi collaboratori, sui ponteggi dell’ex chiesa di San Marco, e che l’ha portata a scoprire un magnifico ciclo di affreschi «eseguiti presumibilmente tra gli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento» come spiega, basandosi su precisi riscontri stilistici, Massimiliano Caldera di quella Soprintendenza, che ha diretto il restauro. Di questi affreschi si era persa ogni traccia, sepolti com’erano sotto molti strati di scialbo. Si sono perciò rivelati a Pinin Brambilla Barcilon «come un meraviglioso libro che mi si aprisse di fronte agli occhi, procurandomi una fortissima emozione: perché non è frequente scoprire un simile, inaspettato tesoro e poterlo restituire alla sua città». Dopo le soppressioni napoleoniche l’edificio era passato attraverso svariate destinazioni d’uso, tra cui quella di mercato comunale, fino a che alcuni anni fa non diventò un’importante sede espositiva denominata Arca. La grande chiesa, un tempo annessa al convento degli Eremitani di Sant’Agostino, fu probabilmente eretta tra il 1349 e l’ultimo quarto del Quattrocento, benché ne esistano tracce documentarie sin dal 1266. Era a quel tempo una delle più importanti della città, ricca di cappelle gentilizie che formano le due navate minori, alle quali alla metà del Quattrocento si aggiunse, lungo la navata nord, sulla sinistra, una fila di cappelle comunicanti fra loro che formavano una sorta di quarta navata, poi tamponata e ben presto alienata, tanto che quelle nuove cappelle divennero magazzini. Già nel 2008 le pareti dell’ex chiesa, sottoposte a indagini stratigrafiche, avevano rivelato la presenza di una decorazione pittorica di grande ricchezza cromatica, ma soprattutto la prima cappella a destra aveva mostrato, pur fra le numerose efflorescenze saline, decorazioni fitomorfe di qualità, oltre a tracce di uno stemma (come si sarebbe poi scoperto, le armi degli Avogadro accostate a quelle di un’altra famiglia ancora da identificare): «proseguendo nel discialbo abbiamo trovato sulla volta un raffinatissimo ciclo di affreschi con scene della vita della Vergine: ogni vela è bipartita da un nastro decorato con fiori e reca due episodi affiancati. È stupefacente la qualità di questa pittura, che è molto calligrafica, quasi da miniaturista. E il disegno preparatorio, che affiora in certi punti per la caduta del colore, è di altissima qualità. Ciò che sbalordisce non è solo la ricchezza dei particolari ma anche la preziosità formale ed esecutiva: abbiamo trovato per esempio le tracce di un “tessuto” aureo a rilievo, poi scalpellato, che simula un damasco e che, scaturendo dal sole radiante centrale, d’oro anch’esso, si prolunga fino ai margini di ogni scena. Sullo sfondo c’era poi una ricca vegetazione, in gran parte perduta, anch’essa molto raffinata. Fu una scelta singolare, perché questi affreschi, tutti completati con sofisticate finiture a secco, si trovano a molti metri d’altezza. È stato per noi un lavoro difficile per i tanti strati di scialbo sovrapposti, i primi dei quali erano profondamente coesi con la pellicola pittorica, ma l’intervento ci ha anche permesso di individuare l’ampio sottarco da cui i fratelli Steffanoni, tra il 1884 e il 1885, strapparono alcuni affreschi poi collocati nel Museo Borgogna, lì depositati dall’Istituto di Belle Arti». Spiega Massimiliano Caldera: «Per il momento sarebbe prematura un’ipotesi attributiva. Certo è che questi affreschi scombinano un poco le carte della pittura vercellese del Quattrocento, perché documentano la presenza in città, tra gli anni Settanta e Ottanta, prima dell’arrivo, nel 1481, di Spanzotti a Vercelli, di un’équipe lombarda-novarese vicina a Tommaso Cagnoli e Daniele De Bosis: un esempio di quel Rinascimento “umbratile” tipico dell’Italia settentrionale, ancora legato al tardogotico seppure già aperto alle novità formali del Quattrocento, che sinora avevamo trovato documentato in Valsesia, nel Biellese e nella pianura di Vercelli e Novara, ma non in città». Intanto il sindaco  ha voluto acquisire alla città una delle due cappelle della famiglia Pettenati poi trasformate in magazzino, della quarta navata perduta. Qui si trova un ciclo di affreschi con le Storie di san Nicola da Tolentino, documentato dalle fonti locali e pubblicato una ventina d’anni fa con l’attribuzione poi mai confermata al giovane Sodoma: «un’attribuzione non sottoscrivibile ma non del tutto peregrina, conferma Caldera, perché si tratta certamente di un artista che si muove tra Quattro e Cinquecento (ci sono ornati a grottesche), con una forte componente tardo-spanzottiana». 
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Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010


  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolari della scena raffigurante la Presentazione di Maria al Tempio nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolari della scena raffigurante Gioacchino cacciato dal tempio nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolari della scena raffigurante Gioacchino cacciato dal tempio nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Scena raffigurante lo Sposalizio della Vergine nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolare della volta nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli
  • Particolari della scena raffigurante la Presentazione di Maria al Tempio nell'ex chiesa di San Marco a Vercelli

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