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Palladio classico

Muove dalle acquisizioni critiche emerse dagli ultimi studi in occasione, nel 2008, del quinto centenario della nascita di Andrea Palladio (1508-1580), l’analisi che Fernando Rigon compie dei diversi tipi di produzione del grande maestro. L’inizio è riservato ai palazzi privati, tutti vicentini e quasi tutti incompiuti, ma che nei primi anni Quaranta del Cinquecento introdussero nel Veneto il «modello classico». I capitoli centrali sono, invece, dedicati alle ville. È questa la più importante eredità palladiana, nella quale il padovano dimostra di saper innestare il nuovo stile nella tradizione locale, rispettando, insieme, il contesto paesaggistico e le preesistenze architettoniche di origini medievali: il processo è quello che inizia con villa Pisani Bonetti (1542) e si conclude con il capolavoro de «La Rotonda» (1566). Si torna a Vicenza per il capitolo degli edifici pubblici, dove Palladio, con l’invenzione del motivo della serliana, ripetuto ma, ogni volta, con piccole e impercettibili variazioni per adattarlo alle preesistenze, riesce a dare unità stilistica e a consolidare il monumento simbolo della città: la basilica (1546).
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010



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