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Archeologia

Scoperta straordinaria: il caput aquae dell'acquedotto di Traiano

Il caput aquae dell'acquedotto di Traiano: la caverna com resti di affreschi romani

«Stupefacente» lo definisce Lorenzo Quilici, archeologo dell’Università di Bologna, esperto in acquedotti antichi. Un monumento unico, del quale si erano perse le tracce. Due documentaristi inglesi, Michael e Edward O’Neill, hanno trovato e filmato il caput aquae, cioè le costruzioni sotterranee create nel 109 d.C. per incanalare nel nuovo acquedotto di Roma, voluto da Traiano per servire la zona di Trastevere, una generosa sorgente poco lontano dal lago di Bracciano. Un arco di tufo pericolante, nascosto da una macchia di arbusti, immette in una caverna con resti di affreschi e intonaco romani, trasformata in cappella votiva nel Rinascimento (nella foto). Una piccola apertura si affaccia dall’alto su un vasto ambiente sotterraneo, più di 7 metri di altezza. «È uno straordinario ninfeo monumentale» spiega Quilici «coperto da volte ancora colorate in blu egizio. Ai lati, due piccoli laghetti raccolgono l’acqua captata dalle sorgenti che filtra poi attraverso un sistema di blocchi quadrati e alimenta l’acquedotto, un ampio canale in  perfetta opera reticolata». L’acquedotto è ancora in funzione, ma l’acqua non viene più soltanto da questa sorgente. Servono subito fondi per restaurare questo monumento unico, finora sconosciuto, che si trova su un terreno privato. Fessure e crepe sono ovunque. Le radici di un bosco di fichi, cresciuto sopra il complesso sotterraneo, hanno già invaso gli ambienti.

da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010



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